Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE ; SAPRI (SPEDIZIONE)
anno
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1927
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pagina
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358
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358 Riccardo Zagaffo
l'alta e impaziente anima sua. Donde, errori che generavano errori. Egli riteneva che i * lavori vasti e incerti non potessero aver successo perchè soggetti al pericolo d'essere scoperti: ma, e i lavori piccoli non dovevano fallire per altri motivi? Bisognava tanto a comprendere che un' impresa avanzata senza né denaro, né fucili, né viva adesione di genti sempre pronte prontissime a fare purchi-si vedessero precedute da altre, sarebbe necessariamente fallita? Affidarne un terzo della riuscito all' impreveduto e all'audacia era un po' troppo, doveva parere un po' troppo anche alla sua mente esaltata e ignara della realtà di questo cimitero ch'era lì Italia, dove i viventi gli scrittori, i congiurati e i martiri erano una minoranza. Non poteva dunque essere che una mera frase la sua allorché diceva, come nella seguente lettera: non consiglio imprudenze , Ma che altro fu, la spedizione di Sapri mandata innanzi senza preparazione e senza quattrini, avviata senz'armi né munizioni, compiuta contro il deciso giudizio e le previsioni di uomini equilibrati come l'Albini e il Fanelli? Naturalmente, non è in noi la mira di fare un processo inopportuno e ingrato ai creatori dell' Italia d* oggi; ma perchè si dovrebbe continuare a dissimulare -il vero per protrarre i laudatore belati senza distinzioni o riserve a ogni nostro patriota? Il vuoto sul quale si libravano quelle anime era da loro stesse avvertito: così soltanto éi si può rendere spiegazione del loro ricorrere a tristi mezzi per acquistar proseliti a nobil causa; come fu, ad esempio, la seduzione dei militari con una propaganda ingiusta e con ignobili cavilli. Dirigete i vostri sforzi al basso dell' esercito , qui scrive il Mazzini. Ma su questo punto; V è tutta uria gravissima lettera, sulla
quale avremo da dire.
26 [gennaio], '55. Fratello,
Io v'ho.conosciuto buono, devoto, animoso; e ivi ritrovo, dopo parecchi anni, tal quale. È il più grande elogio eli' io possa farvi in un tempo in cui le apostasie, non dirò per corruttela, ma per certa fiacchezza, che s' è insignorita della nostra anima, si contano quasi cogli individui. Voi siete una di quelle anime elette che confortano, colla loro tranquilla costanza, gli uomini che, come me sono condannati a veder morire, della morte dell'anima, generazioni interej. e temono di morire essi stessi senza veder quella che unisca in armonia il pensiero e l'azione. Abbiate da me una stretta di mano fraterna e possa io ridarvela su terra italiana.
Le circostanze corrono favorevoli agli italiani, e Dio li ispiri a co-'glierle senza indugio. Da un lato abbiamo ciò che cercavamo dubitando