Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE ; SAPRI (SPEDIZIONE)
anno <1927>   pagina <366>
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366 Riccardo Zagaria
più stato il Borbone? Non bastava la tradizionale avversione al servizio militare; non il costante uso di disertare praticato dal 1798 in poi? Bisogna proprio dire che la passione patriottica avesse accecato siffat­tamente i patrioti nostri persino più eminenti da sopprimere in essi la serena facoltà di valutare la portata e le venture conseguenze di certe loro macchinazioni. E sono arzigogoli quelli che M. fa nella lettera che ora facciamo seguire tra patria italiana e patria napoletana. L'esercito aveva il dovere di esser fedele a un giuramento, per ronore militare e non per altro. E conforta confessiamolo senza ambagi e senza ti­more 'd'esser imputati di scarso patriottismo il desumere dagli stessi sforzi dei mazziniani che l'esercito borbonico teneva a mantener senza macchia la sua bandiera; almeno, nei primi anni della illecita propa­ganda; i cui frutti però si resero palesi dopo, quando si trattò di com­battere contro Garibaldi e si mostrò quella tal * demoralizzazione che non del tutto giustamente si addebitò soltanto al Borbone (1).
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Se in questo lento angoscioso lavoro di nazionalità che si compie in Italia un pensiero può prostrar l'anima a farci germogliare lo scelti" cìsmo. è quello dell' attitudine dell' esercito napoletano : è il pensiero che centinaia, migliaie d'umziali di queir esercito si rassegnino al diso­nore che pesa sulla loro fronte, al disprezzo dello straniero, alla male­dizione che un popolo di loro fratelli scaglia contr'essi, alla parte di macchine, di schiavi assoldati, di carnefici della tirannide, quando una libera aspirazione, un momento d'energia veramente italiana, potrebbe
(t) Il tristo lavorìo però non va addebitato, lutto al M. Si veda quanto in sìmil senso si fosse compiuto in Piemonte preparando la rivoluzione del 'ai, nei Memoriali di CARLO ALBERTO, Milano, Facehi, s. a., pp. 17-19, 23-38, 106 e specialmente 50 e 54. Fortunatamente, per quanto lentamente, s'incomincia or­mai a guardare con serenità le figure principesche maggiormente bistrattate: (per Leopoldo II ved. L. CAPPELLETTI, Auémv6 fflfieaniii> Bocca, 1918; e per Ferdinando II, O. PALADINO, // r maggio '48 in Napoli, Albrighi-Segati, 1921; O. CONTI, Sul moto rìiiol. napol. del rj giugno /S6S, in fiass. Stor. del Risorga fase, apr.-giugno 1926, pp. 356 sgg).
(*) La intestazione è cancellata, ma la leti, è diretta al Fabrizi. Dico lettera, ma devo avvertire che si tratta di due lettere su due foglietti continuati e con due firme, essendo la seconda un PS. rivolto ad altro destinatario come si vede dall'esservi scritto sopra: - nota per K. cioè per K Ubimi, ossia Fanelli.