Rassegna storica del Risorgimento

TAPARELLI LUIGI
anno <1927>   pagina <382>
immagine non disponibile

382 Eugenio Di Cario
e tra le altre belle cose vedrete anche il Padre Taparelli colla sua mula (I)I: e le darete di vostra mano un qualche'zuccherino, secondo la lodevole costumanza da voi benignamente introdotta fra le cavalle di Massimo. Qui siara tranquilli, meno qualche assassinio che non ci sconcerta più che tanto dopo la lunga abitudine formatane in sedici mesi di rigenerazione: almeno abbiam la consolazione, che se si scuo-prono, gli assassini sono fucilati, e non premiati. Ogni giorno sentiamo nuove scoperte di vessazioni, di ladronécci, di iniquità commesse in quella epoca di scellerata memoria: il perpetuo tradimento con cui que­sto povero popolo venne strascinato alla perdita irreparabile di tutti i suoi privilegi, che Ferdinando gli aveva interamente restituiti, e che vennero .nascosti da un branco di ladroni, appunto come in Torino si occultarono le condiscendenze austriache, che cedeano a noi la linea del Mincio; questo tradimento trarrà su quelle teste scellerate l'esecra­zione perpetua di ogni sincero amator della Patria: gli amici della -res ligione ne scriveranno i nomi accanto a Giuliano Apostata, ed a Ro­bespierre. La carta manca. Un abbraccio a Rina pel
Vostro afF.mo LUIGI S. I.
P. S. Ho lasciato ordine a Firenze, che diano a Villamarina tre copie d'alcuni miei opuscoletti per lui e pei due miei fratelli: pregatelo a nome mio che accetti la sua, e spedisca le altre.
Alla precedente lettera Luisa D'Azeglio rispose con la seguente, il cui autografo trovasi presso l'Archivio della Civiltà Cattolica.
Livourne, le 10 septembre 49 Mon bien cher frère,
J'ai tarde plus que je ne l'aurais voulu de venir vous remercier
(1) li P. Taparelli teneva a Palermo una muletta, sulla quale si conduceva per le vie di Palermo e nelle gite nei dintorni (v. M. D'Azeglio, Lettere a a sua moglie... op. cit. p. 81 (lettera da Palermo del 22 luglio 1842, nella quale scrive del fratello Gesuita andato alla lanterna del molo con la muletta per ite levarlo al suo arrivo a Palermo); p. 85 (lettera del 28 luglio 1842, nella quale scrive delle gite a Palermo fatte da lui e il fratello sull'asino). Altro accenno si trova in una lettera del P. Luigi al fratello Màssimo (senza data, ma certo del Novembre o Dicembre 1842, per una allusione in essa contenuta alla fuga di M. Amari da Palermo), nella quale egli scrive del P.pe Granateli!, che ank dava in giro in città per trovargli una .cavalcatura quieta (v. Carteggi e docw cumentì diplomatici inediti... op. cit., p. 467).