Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; ARCHIVI ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FOGGIA ; SAN GIOVA
anno <1927>   pagina <394>
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Michele Lecce
seguenze di questo generale sbandamento della peggiore canaglia che vi fosse allora in queste province, ha fornito la prima idea, ha dato appiglio e reclute alle prima bande che si formarono nell'ex-regno delle Due Sicilie.
Ed infatti la reazione di' S. Giovanni Rotondo, di cui principal­mente qui ci occupiamo, ebbe a promotori i soldati sbandati che non ottemperarono, al richiamo sotto le armi del nuovo governo di Vittorio Emanuele II.
Appena giunto il Comando Militare a S. Giovanni Rotondo, fu­rono, per decreto ministeriale, richiamati alle armi quei borbonici, sciolti dalla precedente disposizione di Giuseppe Garibaldi, i quali non ave­vano terminato ancora il servizio sotto il passato governo. Ma la mag­gior parte di questi non si presentò* e la Guardia Nazionale, unica forza allora in quei Comuni, ebbe l'ordine di procedere ad arresti. In totale gli sbandati erano 33, dei quali 19 riuscirono a darsi alla cam­pagna e 14 furono presi nelle proprie case. Rinchiusi questi ultimi nelle locali prigioni per essere accompagnati al Comando Militare di Foggia, poterono evadere di notte tempo e raggiungere i primi. Ingrossate così le file degli sbandati, sotto la guida di un tal Francesco Cascavilla, riuscirono a prendere accordi con varie famiglie reazionarie rimaste in paese, allo scopo di promuovere una sollevazione contro il nuovo go­verno nel giorno fissato per il plebiscito, il 21 ottobre.
E precisamente al mattino di quel giorno introdussero d'improv­viso in paese eseguiti dai loro fautori, si misero a percorrere le vie al grido di evviva Francesco Borbone >*, La Guardia Nazionale, non sentendosi forte abbastanza ad affrontare queir impeto di popolo, dopo aver cercato invano aiuti e rinforzi al Governatore di Foggia a mezzo d'un messo, certo Costantino Mucci, che, per somma disavventura, cadde prigioniero nelle mani dei reazionari, con inspiegabile leggerezza ed imprudenza si sciolse ed ognuno pensò per proprio conto. Cosi il plebiscito non potè effettuarsi.
Nella notte del 22 si cominciarono ad avere le prime vittime nelle persone di Antonino Maresca e di Agostino Bocchino, barbaramente trucidati nella strada dalla plebaglia; ambedue appartenenti alla disciolta Guardia Nazionale. Né bastarono: furono presi nelle proprie case tutti gli altri componenti di detta Guardia, ad eccezione di chi riusci a fug­gire, ed imprigionati. Parecchi di essi avevano già sofferto persecuzioni e carcere sotto il cessato regime borbonico. Ad ispirazione del capo­popolo, d'Antùri Vincenzo, furono affissi nelle prigioni i seguenti av­visi: 4 Qualsiasi persona die parlerà in favore degl'imprigionati, sarà