Rassegna storica del Risorgimento

VOLLO GIUSEPPE ;"PER TUTTI"; GIORNALISMO
anno <1927>   pagina <413>
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ìl Per lutti* di Giuseppe Volto 413
stenza ad ogni costo era più sulla carta die nella punta delle armi. Meglio una rapida morte die quel logorante stillicidio ! La niente tre­ma e accapriccia al pensiero, che Venezia, non resistendo ad ogni costo, avrebbe dall'Austria il .decuplo dei massadjf fél saccheggio di Brescia, Quando a noi giovani positivi si affaccia questo preventivo d'infamia, [e di strage, non è vero, 0 miei compagni' oi miei fratelli dell'anima, che iei sentiamo riardere tutto il sangue, - [vediamo 0j saremmo ca­pa d'incendiare le nostre case e di seppellirsi in mezzo alle fiamme insieme alle vecchie madri, alle mogli, alle stélle, ai figli, alle figlie, ipzichà vederle in preda ài! a:ngi;n;wai'io e brutale croato? E, voL madri nostre, povere nostre madri, nottoni! sapreste pili'-volentieri spenti sui nostri forti, resistendo a qualunque iU, salvando l'onore e la vita afer vostre figlie e ai nostri piccoli fratelli, anziché vedere sotto .vo­stri óGÌn quelli un giorno vilmente vituperafit; e scannati, e noi vederci sopra un patibolo:? .-
L'ultimo numero, del giornale (40. del lunedì 16.aprile 3*849}iteca f articolo di fondo intitolai Mianln- a Gaeta dove il dittatore è ac­cusato quale prigioniero, nel Palazzo Nazionale, degli austriacanti o. dei politicanti conservatori o distruttori i quali non gli facevano arrivare la vóce della verità gli impedivano di vedere t supremi, gli unici mezzi; di salvare Venezia gli Tacevano scomunicare il liberalismo più sincero e: pie ardente .
Firenze per una .delle Sòlite miserie d'Italia, éjjfàe sotto trenta ristampe, era spìa manifesta délPAhsttìa*! g: iorae direttore delle Tècniche in Venezia, fece mala ava, non sapendo né digjeir'I itìaèSritf né mantenere la disciplina tra' giovani, che facevano un'oziosa e scapestrata universi!; di quelle scuole, le quali ad al­leviare appunto i reclami delle università eran destinate dall'Austria stessa. Ma l'Austria, con la sua stupidità disamorata e maligna, anche le buone istituzióni rende inutili e perniciose. Il Parrà vicini, già petulante oltre1 al solito de' servi­tori austriaci, mutate le cose, per ingraziarsi: a. >tì scrisse questi poveri versi inlitolati V Assalto f e ìm diti P. al Tommaseo, ètjiniitro] che, a cantarli, sarebbero stati buon deprimente :-alfa guerra,, .e- avrebbero combattuto per l'Au­stria. In lui solo, e siccome troppo difìainato e indegno di quell'uffizio impor­tante, feci atto di severità, e, resistendo a gran pena alle-sue preghiera e la­grime, [io defHisi. Ed egli veniva, di nascosto du mia casa, a discorrere di non so; die con fa mia atbergatrice, la. qual bazzicava anch'essa la polizia dell'Au­stria, quanto si dice, Mftì rammentando le visite pietose =.< lei:: iaiceini in car­cere, e i servici fedeli prestatimi allora, io rimasi tól'la casa di lei a far vita, ministro, ancor più parca, anzi misera che non letterato * (v* Wi Tositi ASSO e '(ì. CAPPONI, Carteggio, tmdfàOi voi* II, Bologna. Zanichelli, p. 355-56).