Rassegna storica del Risorgimento

CISALPINA (REPUBBLICA) ; COMPAGNONI GIUSEPPE ;"MONITORE CISALPI
anno <1927>   pagina <448>
immagine non disponibile

44
Luigi liava
rendere la festa più brillante, mandò tra biglietto al cittadino Gianni che trattenevasi in casa alquanto indisposto, invitandolo a nome del popolo sovrano ad intervenire alla festa. Gianni corre al circolo. I pa-triotti lo invitano a cantare. Egli fa cènno alla sua musa e questa comparisce in un baleno, e l'accompagna sulla tribuna. Tra i più grandi applausi, tra le più vive acclamazioni, il poeta estemporaneo prende a cantar così :
O prima divinità del cuor mio, amica libertà, ben ti riconosco a quel frigio tuo pileo ed a quell'asta lucente, che fa impallidire l'ul­timo avanzo dei re. Al tuo cospetto mi tremano le fibre, e si trasfor­mano in tante ali di fuoco, e l'estro in mente mi sgorga in più raggi di celeste armonia, talché più felice di Dedalo, teco a volo m'inalzo per gli spazi dell' infinito. Già come pino veliero, da cui sembra allon­tanarsi la spiaggia, s'invola al mio sguardo la terra, ed il mio spirito quasi emulo al sole, scorre un'orbita immensurabile circondato da un gran vortice di lume. Ma vedi là, quello è il centro universale delle cose, esclama la Dea, vedi là dentro a quella caligine oscura evvi una sterminata rupe di ferro, che divide il passato dall'avvenire: là stassi
il Fato
Rigido veglio, a cui siedono allato
Le Parche inesorabili e severe Con bianco crin sui volti rovesciato, Con scarni petti, e con le vestì nere ; Rigido veglio, che col mondo è nato, Cui van soggetti gli uomini, e le fere; Ni un gli resiste, fuorché la mia guida, Che sola il Fato, e gli elementi sfida. La impenetrabile oscurità, ove questo nume terribile si nasconde, rompe la Dea con la sfolgorante sua lancia, ed io scorgo il Fato cur­varsi, ed incidere a caratteri d'eternità sulla costa del monte l'alleanza fra 1' Eridano e la Senna. L'italico Genio legge lo scritto, e confidan­dosi in esso, impenna l'elmo di nuovo cimiero. La tirannide guata da lunge il decreto, e si attrista. Atropo intanto accosta la forbice su i bruni stami dei re, Goto ne calpesta gli scettri, e Lachesi medita, e fila altre vite di liberi Eroi. Finalmente la terra sembra allegrarsi, di­sgombra di delitti, di tiranni, e di guerra. Qui l'estro languisce; e si­mile ad augelletto, che in basso si cali, io torno fra voi, o virtuosi repubblicani, e vostro fido, e tremendo cantore, non cesserò giammai . di saettare con le delfiche mie frecce la moribonda tirannide, e chiunque a lei rassomiglia .