Rassegna storica del Risorgimento

1822 ; VERONA ; VIEUSSEUX GIOVAN PIETRO ; CONGRESSI
anno <1927>   pagina <516>
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Francesco Guardìonc
d'un popolo felice e tranquillo e Ki. conseguenza d'uno stato che tiene tutti gli elementi i più conservatori, e tuttociò che può allontanare le menti dai disegni rivoluzionarj.
Leopoldo ebbe una volta il pensiero di dare una costituzione alla Toscana. Quella costituzione recava costituzioni libéralissime e degne del principio che le aveva immaginate: ma egli non aveva trovato il suo popolo abbastanza maturo per ricevere un tanto benefizio, e il suo concetto gli rimase nel portafoglio; ma se Leopoldo non dette una co­stituzione rappresentativa, ne consacrò i principj in molte di sue istitu­zioni : prova ne sono le leggi Municipali, e il Rendiconto dello Stato da lui pubblicati. Il benessere goduto dalla Toscana, mentre dapertutto era agitazione e tempesta, è il risultato di un complesso di circostanze favorevoli a questo bel paese, ma più particolarmente delle istituzioni Leopoldine e della religione con la quale il Granduca Ferdinando le ha mantenute quasi tutte, facendosi scrupolo di apportarvi alcun muta­mento, se non gli pareva che così avrebbe fatto, nella saviezza sua Leo­poldo, il qual ben sapeva che solo il tempo doveva decidere della effi­cacia o della nocevolezza delle innovazioni.
Queste istituzioni hanno fatto sì che la Toscana sia oggimai quel paese d'Europa in cui si commetta minor numero di delitti, e dove, sotto qualche rispetto, l'imperfezione delle leggi abbia meno d'incon­venienti e i coltivatori sono agiati come in Toscana, in niun luogo la classe degli operai gode maggior comodità relativa; in niun luogo il popolo sì scorge meno di vivere sotto leggi d'un Sovrano quasi asso­luto. Quivi ciascun cittadino ha facoltà di usare liberamente de* suoi talenti, e della sua industria, e di disporre come gli aggrada della sua proprietà; ciascuno è libero di dare ai suoi figliuoli quella educazione che gli conviene, e gliene offrono i mezzi i numerosi stabilimenti pub­blici e privati;: Quivi sono messi in pratica i più sani principj di eco­nomia politica a profitto grande dell'industria, del commercio e dell'a­gricoltura; nessuna proibizione impedisce ai coltivatori Toscani il cambio delle loro derrate con quelle dell'estero. La medesima libertà è pel commercio delle idee, mai non si è fatto ad alcuuo un delitto delle sue opinioni; e quando è costretto sa difendere davanti ai tribunali la vita o le sostanze, è liberissimo di stampare, senza censura preventiva le sue ragioni.
Mercè questa saviezza, questa liberalità ed anche le buone inclina­zioni de' Toscani in generale, questo paese gode di una tranquillità,"d'un benessere o d'un aspetto di prosperità ch'è vivamente sentito dagli abi-