Rassegna storica del Risorgimento
1822 ; VERONA ; VIEUSSEUX GIOVAN PIETRO ; CONGRESSI
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1927
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Di un nuovo assetto politico degli Stati italiani 519
nella, scorsa settimana comunicai ai signor Baróne qualche idea generale; ora egli vuole ch'io compia il lavoro da V. S. impostomi, e che dopo aver cercato di convincerla delle convenienze che l'Austria avrebbe in legare insieme con una confederazione i popoli d'Italia, le sottometta i miei pensieri sul modo dì formare la Confederazione stessa, onde conseguire l'intento proposto. Mi metterò adunque all'opera ingegnandomi di riuscire più chiaro che mi sarà possibile.
Per non veggo altra via che da parlare dal principio chei diversi stati d'Italia, chiamati a formare la Confederazione, ricevano ciascuno dal loro principe rispettivo una carta costituzionale, più o meno liberale, adatta alla posizione loro geogràfica, ai loro costumi, al grado di j civiltà, al genio particolare. Senza questo provvedimento preliminare, la Confederazione sarebbe illusoria, e invece di benefizio parrebbe agli Italiani un nuovo patto di re a danno dei sudditi. Una confederazione saviamente composta e fondata sui bisogni e sui lumi del secolo; sarebbe tanto meglio gradita alla maggioranza degli Italiani, che il numero di chi accarezza 1* ideale dell' unità politica della Penisola è minimo ed insignificante. Dopo tanti secoli di divisione, un'occasione unica si mostrò favorevole all' Italia pel principio dell' unità, e fu nella onnipotenza di Napoleone. Egli solo avrebbe potuto tentare, con fiducia di buon successo, questa rigenerazione; ma noi volle,, e l'Italia dovette rinunziare all'idea di condurre ad effetto un tal disegno.
Io dico netto e schietto., che dopo le vittorie e i trattati di Napoleone, che ebbero consacrato i principi della rivoluzione ritaliano il più attaccato all'antico ordine di cose poteva, senza timore di compromettersi, esprimere il voto di vedere la sua patra indipendente. E per verità sarebbe stato ben seducente veder salire per le mine del Vaticano al Campidoglio un re d'Italia, francata e per sempre la Penisola del potere temporale del capo della Chiesa. Napoleone col suo scettro di ferro, e l'amministrazione vigorosa insieme ed illuminata, poteva condurre gli Italiani ad unirsi e a confondersi insieme tutti sotto un'insegna medesima, a non veder Juj*ehe a Roma la Capitale del loro paese, a rinunziare pian piano a; quello spirito fatale di municipio ai vecchi odj di provincia a provincia sÉe 'gl'i resero sempremai vittime delle condizioni di qualche famiglia e tjlelle pretese de' vicini, ma ripeto, Napoleone noi volle, e respinse quest'idea grande e magnanima' e due Napoleoni non sorgono in un secolo. Un sistema federale è dunque sotto ogni rispetto, nelle-condizioni in che sì trova ora l'Italia, il partito più savio a cui si possa appigliarsi nell'interesse de' popoli e de' loro sovrani. Bisogna però persuadersi che la questione è assais-