Rassegna storica del Risorgimento

1822 ; VERONA ; VIEUSSEUX GIOVAN PIETRO ; CONGRESSI
anno <1927>   pagina <536>
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Recensioni
suo per combatterla. Sono cose conosciute, ma solo genericamente; U Rosselli, ha il merito grandissimo di esporle con rigore di metodo, e con una documen­tazione esauriente.
Il Bakounine dunque, (ed egli lo fece, del resto, con grande persuasione, e con piena e soddisfatta partecipazione personale, salvo a ricredersi poi in qualche piccola cosa, poco innanzi, e poco dopo la morte del Mazzini) non fu che la longa manus dello scaltro Marx contro l'azione mazziniana.
A ben considerare uomini e cose, si può trovare una ragione, perchè, dato il momento storico, una parte e forse la maggiore delle masse alle quali Bakounine e soci si rivolgevano, preferisse il catastrofismo anarchico, nebuloso e messianico, alla ferrea, e sopratutto moralistica e disciplinata logica dei Do­veri dell'uomo, dell'associazionismo mazziniano. Nel Mezzogiorno, in Romagna, in Toscana, in Lunigiana, (poiché in queste zone quasi esclusivamente si svolse l'attività degli agitatori) essi si incontravano con genti, che, o per innata fierezza, o per abito o indole di indisciplina, la predicazione della rivolta, dell* insurrezione trovava spontaneamente corrive, dopò la lunga terribile com­prensione dei regimi dispotici, l'assoluta inettitudine del nuovo governo, la gra­vissima crisi economica e morale che dal 1866 travagliava il paese.
Bakounine, venne in Italia con ÌHW mandato preciso; e venne con delle commendatizie del Mazzini e di altri- mazziniani, che dovettero poi amaramente' pentirsi di averlo accreditato.
Dato il carattere rigorosamente storico del suo lavoro forse il Rosselli non Vi avrà pensato; secondo noi, non sarebbe stato completetnente mutile, in brevi paginette conclusive, mettere in rilievo l'efficacia sciagurata che la propaganda, le polemiche, le lotte condotte dagli internazionalisti ebbero sulle masse italiane proprio negli anni più critici e dolorosi della nostra formazione unitaria. Tranne i mazziniani, i quali, sebbene in dissenso (politico) tra di loro, erano i soli a possedere un corpus di dottrina capace di dar vita e moto a qualcosa di con­creto (uno Stato, un governo, un modo di vita, di organizzazione nazionale) nessuno sarebbe stato capace di domandargli (e di rispondere) cosa sa­rebbe accaduto dopo la catastrofe, dopo la crisi rivoluzionaria. Nemmeno i capi avevano una chiara coscienza di questo; Costa, Cafierjpj, Malatesta, che certo-era il migliore, lo stesso Bakounine. In Manzini, per quanto, (come voleva l'irònica e sprezzante accusa marxisfico-bakunista) per quanto circonfusa di metafi­siche nebbie, una dottrina della Società, dello Stato, v'era, e solida negli altri no. E la lettura meditata del libro del Rosselli può, fra l'altro, portare a questa inconfutabile constatazione: che con le idee, anzi, se si vuole, con la ideologia mazziniana, una nazione, uno Stato, una civiltà si fondano, con quelle marxistico-bak uniste* no. Ed in questo, secondo noi, è tutta l'importanza ed il pregio del libro.
Dal quale, non possiamo trar citazióni; perchè si tratta di un grosso, 0-lume di oltre 400 pagine con fittissime note: le citazioni vanno fatte a dovere,