Rassegna storica del Risorgimento

1814 ; VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA ; COMELLI DE STUCKENF
anno <1927>   pagina <596>
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Domenico Spadoni
che non debbono far meraviglia negli Italiani di allora dietro l'esempio di Francia, essendo in più per essi, a differenza di altri popoli, un ti­tolo, non adottivo, ma legittimo di nobiltà, il cui ricordo fu ne' secoli un punto luminoso, incancellabile di richiamo e di riunione delia di­visa e pressoché dispersa loro famiglia, e nel periodo del Risorgimento costituì un'idea-forza, di cui gli Italiani molto spesso e volentieri si valsero i>
Ma se, purtroppo, dobbiamo ancora limitarci a ritenere come pro­babile l'offerta della corona del rinascente Impero romano a Na­poleone nel maggio 1814, o quanto meno dobbiamo far tutte le riserve sui particolari esposti in proposito nell'opuscolo del 1825, possiamo in­vece considerare una realtà l'offerta dei trono de' Cesari a Vittorio Emanuele I nel gennaio -JG ad iniziativa del ridetto Carlo Francesco Comelli de Stuckenfeld, malgrado che i patrioti italiani suoi compagni di congiura avessero finito con l'escludere, insieme con la casa di Si­cilia, quella di Savoia, oltreché per le opportunità del momento, favo­revoli all'Inghilterra, per l'antipatia che ispiravano le sue origini fran­cesi e più per la sfiducia del principe allora regnante, di spiriti,: .anzi­ché militari, bigotti e reazionari (per cui, in riflesso anche dell'abdica­
ci) Ad es. in un opuscolo: et firìMfi désUm deÌi,:-Èitrop.à, dell'autore della Rivista politica d'Europa nel 1825. (Bruxelles, 1828, s. 1. e t., di complessive pp. 159), fra altre acute osservazioni sul destino dell'Austria e dell' LtaKaj, .si legge: Allorché l'Italia sarà un gran regno riunito, i Suoi popoli prènde narra l'aspetto maestoso, che il loro suolo avrà ricevuto, e disputeranno in grandezza con tutti i popoli d'Europa. Tutto la conduce a questa nobile meta: nulla può impedirle di giungervi. Ma che diverrà Roma? Roma, come capitale d'un culto, può stare senza l'Italia, ma l'Italia come regno politico non può stare senza Roma. Questa non può aver mai poca importanza; la sua fama, come padrona del mondo antico, e come padrona del mondo cristiano è cosi potente, ed im­ponente che il solo nome di Roma sembra qualificare un impero... Poiché la fama è così potente, spetta all'Italia a risvegliare la sua; nessuna mai l'ha supe­rata. La gloria non è punto un'ombra vana: la rimembranza di questa gloria produce tutto l'eroismo della nuova, (Grecia. Le tombe dei nostri non racchiu­dono ceneri soltanto, ma con esse conservano l'onore della loro posterità; i po­poli d'Italia come quello della Grecia, sono eccitati ed esortati da nobili im­magini e sono più prossimi àf loro grandi antenati, di quello che i Greci non lo sono ai loro. Roma non è necessaria alla cristiana religione, è necessaria bensì all'impero d'Italia... L'Italia sarà di nuovo la gloria dell'Europa, ne ha sempre tutti i mezzi e tutti i dfi-ttj,.,. ;.