Rassegna storica del Risorgimento

1814 ; VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA ; COMELLI DE STUCKENF
anno <1927>   pagina <601>
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prosciolto dal Consiglio aulico di guerra non trovandosi gli estremi per la sua punizione è :3aMdÒ ita?al pia "fosse il. ifcaso di sorvegliarne k condotta, e che, dopo ciò fu trasferito al 370 Reggimento De VJtìis e inviato nel Voralberg.
Nel marzo xQ; U, Comelh" cadde nuovamente prigioniero di guerra, in un fatto d'armi in cui a suo dire, un suo collega, il Maytanj, che comandava la riservi, in luogo di seguirlo e prendere posizione, avea preso la fuga arrendendosi con 3:000 uomini, H gen. Desolles, sempre a suo dire, appreso ch'egli era di nascita italii<. gli offerse il grado di gr nerale di brigata nelle truppe francesi, ina egli preferì farsi condurre pri­gioniero in Francia. Nella ;SQSta in Milano;,, vi conobbe il generale Lahotz ed ebbe con lui àbboccamejitìj per un piano contro i Francesi subito che la loro armata fosse di nuovo penetrata in Germania. Tutta l'Italia -do­veva unirsi in un sol gorpo ',e? dichiararsi indipendente. Il Comelli do­veva aiutarlo in questa operazione. Se non che l'armata repubblicana, in luogo d'allontanarsi dall'Italia, tornò in Lombardia.
Risulta dai dati dell'Helfert che nel luglio 1799, in uno scambio di prigionieri, il Comelli fu restituito all'armata austriaca e che il 3 agosto successivo egli fece la proposta di istituire due battaglioni leggeri veneti',: ad!, uno dei quali doveva esser egli preposto come mag­giore, e che subito dopo fu sottoposto ad inchiesta come uomo pe­ricoloso e imbevuto d'idee e principii sovversivi . Che cosa era. av­venuto? Il Comelli nella citata Memoria indirizzala all'Imperatore d'Austria dalla parte- idei .capi dei malcontenti di Francia, d'Italia e del Tirolo , ebbe a dichiarare: Dio è testimonio che Gl'epoca della co­spirazione di Verona io non 0èva la meaòjasa idea di lasciare giammai il servizio di V. M. quantunque nel fondo del mio e:Uoj; lo compian­gessi qualche volta l'Italia per vederla radiata dal novero delle nazioni,, essa che un tempo era stata la signora del mondo. Perchè v'ha un Ita­liano che possa leggere la storia del suo paese sènza. Jhe il libro gli cada di mano e che la bocca non esclami : Cielo ! che >iamo noi di­venuti e da chi siamo noi governati e che è divenuta Roma? Al­lorché vidi Lahotz a Milano, era ancor troppo giovane per concepire io stesso un piano vasto come il suo, quantunque egli non avesse che qualche anno più di me. Per la comunicazione che mi fece, le mie idee; che non avean bisogno che d1 una occasione per svilupparsi, ab­bracciarono tutto d'un colpo un'estensione che sorpassò la sua, ed egli stesso ne parve sorpreso. Nullameno la nostra separazione, la mia cat­tività c0me prigioniero di guerra e il suo trapasso, che sopraggiunse, avrebbero forse soffocato in me un sentimento che non era che nel suo