Rassegna storica del Risorgimento
1814 ; VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA ; COMELLI DE STUCKENF
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1927
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642
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642 Domenico Spadoni
melli Stuckenfeld osservando che in un territorio cosi vasto e spopolato come la campagna di Roma diviene difficile di trovarlo p* A. quanto pare però il Governo austriaco, dopo aver fatto braccare indarno la fiera dalla sua polizia e da' suoi diplomatici, che non riuscirono a scovarla, dovè alfine ristarsene vSte stringendo le terribil ugna .
Fatto è altresì che il temuto rivoluzionario dopo quel tempo, scompare affatto dalla scena politica, né più abbiamo trovato menzione di luì nei carteggi dell'Archivio di Stato di Milano. Come e dove fini Carlo Francesco Comelli di Stuckenfeld? Non sappiamo. Solo dall'egregio mons. Stacul di Gradisca sull'Isonzo abbiamo potuto avere la laconica notizia: morto in Francia . Quando? Nel iSró, sebbene scosso dai travagli delle sue fortunose viceude, il Comelli non contava ancora più di 42 anni. Può pertanto aver vissuto tuttavia qualche altro decennio, che egli, rifugiatosi alfine stabilmente in quel suolo amico e fatale e rappattumatosi con la ferrea realtà, avrà trascorso, deluso ed oscuro, forsanco nelle sua prediletta carriera delle armi.
Con tutta probabilità egli era vivo ancora al tempo dei moti carbonari italiani e dovè sentirsi pel sangue i segni dell'antica fiamma. Addì 25 aprile 1821 La Gazette de Prence, dichiarando d'averlo avuto da autorità non sospetta , pubblicava in estratto, per la storia, un documento, che poi il Saint-Edme credè opportuno riprodurre nel 1822 nella 2 ediz. del suo volume Constitutión et organisatìon des Carbonari . Esso, per quanto con abbreviature e qualche alterazione, altro non era se non il famoso Manifesto, dal Comelli depositato nel Natale del 1813 al Ministero di S. Giacomo in Londra per commissione dei suoi amici congiurati d'Italia e di Francia, e che, firmato o sanzionato dal Principe Reggente d'Inghilterra, avrebbe dovuto proclamare agli Italiani la gran parola, la grande promessa: l'unione e l'indipendenza della loro Patria, dalle Alpi ai tre Mari, in premio dell'abbandono del Tiranno Bonaparte. Forse Vautorità non sospetta, da cui il giornale avea avuto il documento, era lo stesso Comelli, il- quale, con quella pubblicazione postuma, volle dare al suo amor proprio una modesta soddisfazione e alla Italia, ancor serva, ai connazionali e agli stranieri, rigridare il motto fatidico, ch'egli non sarà giunto a veder realizzato, ma che fu veduto alfine dà la sua Gradisca dopo un secolo dacché l'animoso suo figli avea sognato, spavaldamente, di liberarla, a capo di tutte le truppa Italiane. Si dirà, tuttavia, che il Comelli era un pazzo. È vero, peraltro, che nel 1814 i savi furon ciechi ed i << pazzi chiaroveggenti.
DOMENICO SPADONI