Rassegna storica del Risorgimento

1814 ; VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA ; COMELLI DE STUCKENF
anno <1927>   pagina <652>
immagine non disponibile

652
Domenici* Spadoni
non rientrerà nel senio della, su madre primiera, che lo fu di tulle le nasoni. -= Sìj senza essa, gli Italiani saranno sempre simili a una famiglia senza capo (ij: si saranno erranti come il gregge smarrito che ha perduta il suo pastore; e diverranno avvizziti come i fami datili albero che si sono distaccati dal tronco da cui essi sono usciti.
!fOKL' ho inai1 ÈPoyato Veneziano che abbia desiderato dipendere da Milano, non Piemontese che abbia augurato, dftfénir Génovèsei non un Modenese che abbia voluto appartenere alla Eoscanai, è cosi di seguito. Ma debbo ancora trovare, mi abitante di' tutte queste città e procìe, il cui volto non si ralle­grerebbe alla sola idea di poter aspirare un giorno a riveder la pàtria sotto la dominazione di Roma. Tuttavia, Signore, sono scétitjco della classe delle persone come Voi; poiché nell'incertézza di diventare Ambasciatore d'un nuovo Cesare, come lo siete del Re di Sardegna, è certo che il vostro' Interesse personale prevarrebbe su.1 quello dell'Italia intera.
Voi avete sentito al pari di me la giustezza di tutti questi ragionamenti, che sono d'ogni Italiano capace di riflettere. Cosi non cessate di assicurarmi che Voi siete Italiano nell'anima; ma... e la frase resta là senza essere Com­piuta. Tuttavia come quésto ma è significativo nella vostra bocca!
Io ho conosciuto un Gentiluomo Italiano, che fece mettere sur un gran balcone situato al disopra della porta del suo castello un gran quadro, nel fondo del quale era facile distinguere la medesima facciata che si aveva da­vanti agli occhi, con tutti i parchi, giardini e viali che si potevano scoprire girando gli occhi intorno. Davanti al peristilio di questo edificio si vedeva un gruppo di personaggi di distinzione: venivano in seguito uomini, donne e fan­ciulli armati di fucili, di sciabole, di bastoni, di forche, di rastelli, di casse­ruole, di pietre, e si. trovavano preceduti da lioni, da leopardi, da pantere e da tori, da cavalli, da muli, da asini, da cervi, da caprioli, da gatti, da cani, che tutti assieme si slanciavano nel gruppo in questione con furore: e io veJs te vano in una arotta spaventevole esclamando; nolumtts vos.
Tutti coloro che sf recavano a questo castello o casa di campagna resta­vano colpiti alla vista di questo quadro straordinario e non potevano tratte­nersi dal domandare cM erano onesti sublimi personaggi che si aveva l'aria di maltrattare così? Ma in luogo di fame un mistero era dato ordine a un Gen­tiluomo di rispondere ch'erano tutti, Me e Pì/ndì; la curiosità trovandosi ancor più punta, i domestici aggiungevano che l'uno si chiamava il Re di Napoli, l'altro il Re di Sardegna, un altro l'Arciduca di Milano, un altro il Granduca dt Toscana, un altro il Duca di Parma, e che quello in nero era un Prete decorato che si diceva rappresentare il Papa. Vi erano In seguito due grandi Ma­gistrati che rappresentavano i Dogi di Venezia e di Genova. Infine si presen-
(i) In questa frase felice del: Cflnjel,ll balenn un pensiero del Petrarca: ti nostro
CapO, RoMtl: