Rassegna storica del Risorgimento

1814 ; VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA ; COMELLI DE STUCKENF
anno <1927>   pagina <653>
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Caffo Cornetti di StMkmfeld e il trono de' Cesari ecc. 653
lavano due Oflìciali Generali, l'uno in bianca, e.l'altro in blcu, che si suppo­neva essere un Austriaco e un Francese; ma non Io si diceva à tulli. C'era as­sai per non domandar di più; poiché voi sapete che per farsi comprendere da­gli Italiani non occorre tanta applicazione come con gli altri popoli. Ma cosi io posso assicurarvi, Signore, che ciascuna casa d'Italia è oggi nel caso di fare altrettanto che il Gentiluomo in questione, e questo schizzo deve darvi un'idea assai ampia dell'opinione generale della nazione.
Frattanto per un uomo saggio e illuminato, come Voi dovete essere, come avete potuto trovare strano ghe ir .miei amici e me abbiamo voluto ristabilire uno Stato e delie Provincie Romane ! Si. Signore, noi vogliamo finché è possi­bile sradicare sin le ultime vestigia dei nostri cari Principini, che per meglio regnare hanno non solo cercato di dividere J disgraziati Italiani fra di loro, ma anche suscitato odi provinciali, nella qtial cosa voi parete assai bene adottare le loro massime. Così non più Napoletani, non più Lombardi, non più Pie­montesi. Noi pretendiamo che i nomi di Liguri, Etruschi e Sanniti, s'essi non valgono meglio che quello di Abbruzzesi, Toscani e Genovesi, ci procu­reranno almeno questo vantaggio che abolendoli, noi estirperemo ogùi speCie di divisione, e che formandone fra noi una Unione pura, stabile e sincera, essa farà la forza della nazione, che per i suoi mezzi personali e naturali, per il genio ch'è nato con essa, e per la sua posizione militare, sarà presto in istato d'infischiarsi del resto dell'Universo.
Che! Sarà egli permesso a un Federico Barbarossà, a un Principe Lorrena e a un Duca di Baviera di prendere il titolo d'imperatore Romano, e voi vor­reste che colui che si troverà nel trono dei Cesari si limitasse al titolo di Re d'Italia! Cicerone si meravigliò che Catilina fosse sortito trionfante dal Senato di Roma, e gli disse che non avrebbe dovuto sortirne vivo. Ma la mia mera­viglia sarebbe stata ben più forte di quella dell'Oratore Romano se dopo aver tenuto un pari linguaggio in uno .dei nostri clubs Vói non foste altrimenti uscito che per esser sotterrato.
In ultima analisi, Voi m'osservate che un Sovrano non poteva trattare che con un GOvemo. Secondo >i, dunque, è il Re che fa la forza del Popolo e non il Popolo che fa la forza del Re? Per me penso che se da una parte è certo che il Re e il popolo, agendo insieme di concerto, questa unione forma la vera potenza d'uno Stato, dall'altra non è men vero che il popolo può tutto senza il Re, e il Re niente senza il popolo. Ma è dell'Ambasciatore d'un Re di Sardegna il tenere un linguaggio che starebbe tutt'al più nella bocca d'un Ministro Moscovita ?
Volete Voi, Signore, aver un'idea della maniera di pensare de' miei amici in riguardo di questa folla di Principi che coprono attualmente la superficie d'Europa? lo non ho che a far conoscerei principali termini del gergo, di cui ci serviamo fra noi; porche per intenderci senza esser' compresi da altri si im­maginò, di non nominare. Sovrani, anche nei nostri Comitati particolari, efòia igei soprannomi che sarebbero iatttìilògni ai imo 'CaMÈtertà is 'questo fletto i se-