Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno <1927>   pagina <659>
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Gli inìzi del pontificato di Gregorio XVI 659
1 Austria fu decisa in Vaticano, e il 19 essa veniva spedita per ijjfèzzo del corriere russo, sotto forma di una lettera autografa del Papa all'Im­peratore.
Quali sarebbero state le conseguenze di una simile mossa? Per i liberali italiani non vi era dubbio: essa avrebbe portato lo scoppio di una guerra europea, poiché la Francia non poteva permettere la viola­zione del non intervento da lei solennemente proclamato.
Ma il governo francese, uscito da una rivoluzione, guardato con dif­fidenza da tutta l'Europa, non era disposto a spingersi tant'oltre. Se però l'occupazione austriaca nei ducati era già stata un grave smacco per la sua politica, un colpo ancora più grave sarebbe stato l'intervento negli stati papali. Il Sebastiani lavorava perciò febbrilmente a Roma e a Vienna per evitarlo. A Roma egli si sforzava di persuadere il Pontefice dei pericoli che avrebbe presentati per lui un'occupazione austriaca, e poneva innanzi l'abbozzo di un piano di riforme che avrebbero dovuto, secondo lui, calmare ogni malcontento, e riconciliare i sudditi con il Pontefice: integrità del potere temporale, riorganizzazione delle Lega­zioni in base ad una magistratura indipendente e inamovibile (1). Vani sforzi! L'intervento era ormai deciso a Roma e a Vienna, e il contedi Sainte Aulaire, il nuovo ambasciatore che la Francia inviava in sosti­tuzione del Bellocq, semplice incaricato di affari, appena giunto in Roma in Un colloquio avuto col Bernetti il 21 marzo, apprendeva che gli Austriaci dovevano essere già a Bologna. Essi vi erano entrati infatti il giorno 21.
Fin dal 13 marzo una crisi ministeriale in Francia aveva portato alla presidenza del Consiglio, in luogo del Laffitte, Casimiro Périer, de­cisamente contrario alla guerra, cosa che lo rendeva assai bene accetto alle varie cotti europee; e particolarmente all'Austria. Ma se il Périer non voleva lanciare il suo paese, uscito allora da una rivoluzione, nel­l'avventura di una guerra, egli voleva nello stesso tempo che la Francia fosse rispettata e temuta in Europa. L'avanzata delle truppe austriache negli Stati pontifici era un colpo grave cui si doveva rimediare al più presto, se si voleva rialzare il prestigio della Francia nella penisola Ita­liana, quasi distrutta dalle accuse dei liberali, e se si voleva salvare il ministero scosso in Francia dalla violenta campagna dei democratici-Poichè l'occupazione austriaca non poteva ormai più essere evitata oc­correva adoperarsi perchè essa cessasse al più presto. Il Congresso delle
(1) Per tutta questa parte . SILVA- Ég monmchìto dì ìsfòn Mhiìà, Torino, Bocca, 1917.