Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno <1927>   pagina <663>
immagine non disponibile

Gli inizi del pontificato di Gregorio XVI 663
d'accordo con il Vaticano di fronte alle richieste francesi ed evitare senza un'opposizione diretta e scoperta,, qualsiasi riforma liberale.
Il compito dell'ambasciatole francese, di fronte a questa doppia re­sistenza, non era facile,; e si può forse ire a priori che era destinato a fallire. Ingiusto quindi per eccessiva severità, é giudizio di alcuni sto­rici, come il Bianchi il quale ci rappresenta l'ambasciatore francese come un debole ed un inetto che il card. Bemetti. riusciva ad aggirare senza fatica. Premesso questo, bisogna riconoscere però'che il Sainte Aulaire non era l'uomo più adatto per la difficilissima missione che si trattava di menare a buon fine. La siia coscienza di cattolico fervente, piena di riguardi e di scrupoli verso il capo della cattolicità, lo poneva in una situazione particolarmente spinosa rispetto al Papa, e non gli lasciava una completa libertà di giudizio. La rivoluzione contro il Pon­tefice gli sembrava empia e ridicola nello stesso tempo, i liberali ita­liani, con cui egli avrebbe dovuto mettersi d'accordo, pur cercando di moderarne le pretese, per l'opera di pacificazione, gli erano violente­mente antipatici, e gli sembrava non meritassero affatto l'interesse delle potenze europee. Appena giunto a Roma, in un colloquio col Bttsen egli dichiarava qu'il serait à toujpurs déplorable de commencer Une guerre pour une misèrable harlequìnade, toute la revolution italienne ne méritant pas un autre nom (1), e non è difficile trovare frasi simili a questa nella sua corrispondenza col Sebastiani, e con f ambasciatore -francese a Torino il barone Barante. Questi,, uno dei più abili diploma­tici francesi, notava tutto il danno che da simili prevenzioni poteva de­rivare alla missione del Sainte Aulaire e si sforzava di combatterle, ma inutilmente.
A tutto ciò bisogna aggiungere cheg estraneo al paese, il Sainte Aulaire non ne conosceva affatto i bisogni.
La Russia appoggiava eseguiva in tutto, la? politica austriaca. L'am­basciatore prussiano era personÉénte partigiano di un piano di riforme radicali, per quanto decisamente contrario ad ogni rivoluzione.
Pieno di diffidenza, durante i moti italiani, verso la Francia e le sue mire di predominio nella penisola, queste disposizioni ostili si atte­nuarono ben presto, e durante la conferenza le sue convinzioni perso­nali lo posero assai più spesso d'accordo con l'ambasciatore francese che con quello austriaco, ma il governo prussiano, il quale non aveva nes-
,.) Dispaccio Bunsen, 27 marzo 1831 - Geheimen Staatsarchiv - Berlin Auswàttìges - Ami Section l, Etanen, n. 72.