Rassegna storica del Risorgimento
STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno
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1927
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670
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Bice Gamberalc
L'ambasciatore sardo non ;éa ancora entrato a far parte della Conferenza, per quanto il Bianchi nella Storia della diplomazia europea parli del suo atteggiamento nelle discussioni sulle riforme. Il marchese Cros'a partecipò per la prima volta al Congresso degli ambasciatori dopo la presentazione del Memorandum, nella seduta del i giugno; la proposta per la sua ammissione venne dall'Austria, ma la Francia l'accolse -subito. Il Périer, la cui politica mirava a soprarre i governi italiani al predominio dell'Austria, sarebbe stato disposto ad incoraggiare nel governo sardo delle possibili aspirazioni ad un'influenza nell'Italia centrale, per opporle a quelle austriache. L'ambasciatore francese a Torino, inoltre, lasciava sperare che il Piemonte avrebbe potuto trovarsi, in qualche questione, d'accordo con la Francia. Quéste speranze però furono deluse, perchè la Corte di Torino si andò invece accostando sempre più all'Austria.
Quali fossero i sentimenti del Vaticano di fronte ai consigli degli ambasciatori è facile ad immaginarsi. Gli zelanti sopratutto erano furibondi contro una conferenza che veniva a trattare .di .questioni interne dello Stato pontificio senza esserne richiesta, una conferenza dove sedevano due eretici .e; uno scismatico:}- e che si ingeriva di matèria toccante il diritto canonico. Il più moderato fra i cardinali era il Segretario di Stato, che, senza ammettere una riforma radicale quale l'ammissione dei laici alle alte cariche dello Stato, la base elettiva dai consigli comunali, e la Giunta centrale, non era .contrario a riforme amministrative e giudiziarie che calmassero il malcontento delle popolazioni, e rimediassero almeno in parte ai mali dello Stato.
Il Pontefice, privo di ogni esperienza politica e di governo (il Bunsen dichiara addirittura che egli on sapeva neppure che cosa significasse governare) era esitante ed incerto, ma indietreggiava d'istinto di fronte ad ogni riforma radicale, e coloro che lo circondavano non erano certo fatti per spingerlo sulla via del liberalismo.
Questo stato di cose era assai chiaramente visto dagli ambasciatori; il Bunsen si domandava con terrore con qual mezzo si sarebbe riusciti ad incamminare sulla via delle riforme un governo che non voleva saperne, se per ottenere un editto di amnistia umano si erano dovute superare tante difficoltà, E allora non si trattava dì ferire interessi potenti, come ora, nel tentativo di distruggere un regime cui tutta una rete d'interessi e di abusi grandi e piccoli era legata. Non vi era che un solo mezzo: che l'Austria volesse. Ritiri l'Austria le sue truppe ed annunzi che non tornerà in caso di una nuova rivolta se il governo pontificio non compia prima le necessarie riforme, e la Corte di Roma