Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno <1927>   pagina <672>
immagine non disponibile

6.JT2
Bice Gatnòeralc
putati eletti dai consìgli locali; 2 èssa doveva avere il controllo della contabilità annuale, e la sorveglianza del debito pubblico; non era detto nel Memorandum se con voto deliberativo o no, ma il Bunsen eli e della Giunta fu l'ideatore e il sostenitore convinto la intendeva come un'isti­tuzione soltanto consultiva. Ma ad ogni modo questa istituzione dava ai sudditi un'ingerenza non piccola nel governo, poiché affidando alla Giunta il controllo dell'amministrazione finanziaria si veniva in certo modo a porre nelle sue mani mio degli elementi, e forse il più impor­tante, della vita dello Stato.
Accanto alla Giunta centrale il Consiglio di Stato, a cui Si accen­nava in fine, e che doveva essere tutto di nomina sovrana, e composto di persone notevoli per nascita, fortuna o ingegno, mostrava l'inten­zione di dare a questa specie di costituzione fondamentale proposta per lo Stato romano un carattere aristocratico e conservatore.
In tutto questo non si poteva vedere ancora un regime parlamen­tare, ma si poteva e si doveva vedervi un avviamento ad esso. Il Go­verno pontificio non si ingannò nel giudicarlo, ed infatti la sua resistenza al Memorandum si concentrò specialmente sui due punti fondamentali: l'elettività dei consigli comunali e la Giunta centrale.
Tali riforme non sarebbero state accettate da nessun governo ita­liano nel '31, ma per lo Stato pontificio esse presentavano pericoli assai maggiori. L'istituzione della Giunta centrale veniva a creare in Roma un consiglio laico accanto, o meglio in opposizione, a quello ecclesia­stico del Collegio cardinalizio, ne in pratica si sarebbe riusciti a conci­liare il punto di vista nazionale della Giunta centrale con quello inter­nazionale e teocratico del Sacro Collegio.
Questa riforma si collegava con quella che il Memorandum poneva a base di tutte lie- aftre : la laicizzazione dello Stato pontificio, che por­tava con sé una vera rivoluzione. Si sarebbe trattato di spodestare una classe che da tempo immemorabile teneva il potere, e che doveva te­nerlo, in uno; Stato il cuji carattere doveva èssere necessariamente teocratico, poiché la sua esistenza si giustificava con la necessità di ga­rantire il potere spirituale.
Il Memorandum insomma voleva trasformare il Governo pontificio da ecclesiastico in laico, da assoluto, se iBiom [propriamente in rappresen­tativo, per lo meno fto consultivo, primo passo che poteva, anzi doveva, trascinarsene dietro molti altri; tutto ciò rappresentava un rivolgimento radicale che il Governo dei papi non poteva accettare senza avviarsi verso la propria distruzione.