Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno <1927>   pagina <673>
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Gli inizi del pontificato di Gregorio XVI 673
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La questione dello sgombro, quella eF "più d'ogni altra premeva alla rancia,, .era entrata dai primi di maggio nella fase più intricata e spinosa: un'improvvisa mossa dell'Austria e del Vaticano l'aveva cac­ciata in una specie di vicolo cieco. Nella seduta del 5 maggio, quella stessa in cui veniva deciso lo sgombro di Ancona per il 15, l'ambascia­tore austriaco poneva innanzi la questione della garanzia. Poiché si ri­conosceva necessaria l'esistenza del potere temporale, e poiché si volevano nell'istesso tempo togliere al Papa quelle truppe austriache che preser­vavano lo Stato da una nuova rivoluzione, bisognava sostituire alla forza materiale una forza morale, occorreva cioè che le potenze garan­tissero l'integrità * dei domini papali. Il principe di Mettercich aveva dichiarato che, essendo le truppe austriache entrate nei domini romani dietro richiesta del Ponteficet non potevano uscirne se non quando il Papa stesso lo avesse domandato. Ora anche il Vaticano poneva innanzi la richiesta d'una garanzia solenne e collettiva di tutte le potenze par­tecipanti alla conferenza di Roma, e si mostrava deciso a non chiedere lo sgombro se non dopo averla ottenuta.
Questa doppia abilissima mossa, che ci rivela chiaramente l'accordo segreto tra Austria e Vaticano, aveva lo scopo di mettere nell'imbarazzo il Governo francese, intralciare i lavori della conferenza, guadagnando tempo e allontanando la data di quella partenza delle truppe austriache che il Vaticano intravedeva come l'inizio di una nuova rivoluzione, di screditare sempre più agli occhi dei liberali italiani la Francia (uno degli scopi principali questo della politca del Metternich in Italia) e di legarle le mani, in caso di un'eventuale nuova richiesta di soccorso al­l'Austria. 11 card. Bernetti contava di fare esprimere chiaramente nella garanzia che si riconosceva al Pontefice il diritto di chiamare in suo soccorso chi gli fosse piaciuto in caso di una nuova rivoluzione.
Ma il Governo francese si trovava in tale situazione che un pronto sgombro austriaco diveniva per lui una questione di .vita o di morte; si avvicinavano le elezioni generali, da cui poteva uscire la salvezza o la rovina non solo per il ministero ma anche per il trono. Garantire lo Stato pontificio tale quale esso era, prima che gli austriaci lo abbando­nassero, prima che nessuna delle riforme chieste fosse stata compiuta, significava cedere vergognosamente su tutti i punti. Il governo francese, in realtà, prendeva un interesse molto scarso al benessere dei sudditi