Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno <1927>   pagina <696>
immagine non disponibile

S0'6- Bice CtstmAeruU
nistrazione delle rendite dello Stato, ripartendo le spese. La Camera Apostolica doveva jjser soggetta al suo continuo controllo e doveva ogni anno presentarle il bilancio .generale dell'anno decorso e la tabella preyentìva dell'anno seguente: al suo. sindacato erano sottoposte anche Varartìmistrazione e la liquidazione del debito pubblico.
Questo editto se fosse stato applicato avrebbe avuto per conse­guenza una riforma generale nell'amministrazione finanziaria, ma esso era destinato a restar lettera morta nglla lotta contro i numerosi interessi cliè si opponevano alla sua applicazione.
agl'Amministrazione provinciale e comunale si era provveduto,, l'è'. riforme giudiziarie erano quasi compiute con gli editti dell'ottobre e del novembre 183*, al ramo finanziario si era pensato con la Cassa di ammortizzazione, epn l'editto del ai novembre il Governo pontificio riteneva perciò eli; aver compiuto quanto aveva promesso. Il 22 no­vèmbre il card. Bernetti scriveva al Nunzio di Parigi in questo senso: Ha con questo editto e coi precedenti compiuto il S. Padre quanto aveva fatto sperare in fatto di riforme nelle pubbliche istituzioni di que­sto Stato. Tutto il corpo diplomatico di Roma, non solo ha trovato dettati da uno spirito di saggezza e di condescendenza questi atti legi­slativi, ma ha riconosciuto altresì che il S. Padre ha in breve tempo, ed. in mezzo alle più gravi difficoltà adempiuto a ben più di quello che si poteva sperare ragionevolmente da un principe che debba conservare l'essenza del suo potere /. i(ji;). Di conseguenza i sudditi non avevano più alcun pretesto per tumultuare, e le potenze non dovevano affacciare altre pretese.
in questo momento, veramente, l'attenzione delle potenze non era rivolta alla richiesta di altre, riforme. L'Austria era, naturalmente, con­traria ad ogni nuova concessione, e nessuno poteva conservare ormai più delle illusioni a questo proposito. La Francia era troppo impensie­rita dalla situazione, che andava divenendo sempre più grave, a Bologna e nelle Romagne, per poter pensare alle riforme che rappresentavano per lei un interesse secondario. Tutta la sua attenzione era rivolta allo ffciopo di levitare un secondo intervento austriaco,, e questo l'allontanava sempre più dai liberali italiani. Quale fosse il linguaggio del Sainte Aulaire a loro riguardo abbiamo visto; a Parigi il Sebastiani rifiutava di ricevere una commissione di liberali moderati che il Lafayette voleva condurgli, e il Governo faceva sapere agli esuli che disapprovava la con­
fi) Arch. Segr. Val. - Segr. di St. 120.