Rassegna storica del Risorgimento
STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno
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1927
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700
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7o
Mìe Bamburak
tentativo per indurrei libérali à cessare ogni resistenza: il Governo pontjftclp avrebbe diretto agli ambasciatori Hjjua nota per annunziare la jsnà <IeM di far avanzare le itruppe in RomaggàJ nella risposta gli ambasciatori avrebbero* -espresso il loro appoggio incondizionato all'azione railitarej insieme alla (più energica disapprovazione per qualsiasi tentatici) che i rivoluzionari avessero populo compiere contro il Ponte-fe> Si torto questo non fosse bastato, il Périersi riservava come estremo jpnedio per controbilanciare inaoeeupazioe austriaca l'occupazione fig- cese di Ancona.
Il io gennaio, secondo quantgefa Stato convenuto, il card. Ber-netti dirigeva agii ambasciatori urta tìjgt in cui, dopo avete esposto brevemente le riforme compiute dal Governo manifestando l'intenzione di farvi in avvenire quelle modificazioni che l'esperienza e la conoscenza dei veri bisogni dei popoli avrebbe suggerito, annunciava la decisione di far avanzare le truppe in Romagna, e di sciogliere la guardia civica, riserbandosi in seguito di riorganizzarla come e quando il Governo lo avesse creduto opportuno. La risposta degli ambasciatori, in data 12 gennaio, non veniva sotto forma di una nota collettiva, come l'Austria avrebbe voluto 4 soliti dissidi vi si manifestavano : il Sainte Aulaire non volle accettare il testo proposto dall'ambasciatore austriaco, e così ognuno degli ambasciatori si regolò come volle. Tutte le note però, insieme all'approvazione per le riforme compiute dal Pontefice, esprimevano enèrgicamente il biasimo* erso i ribelli, e la necessità di una sottomissione immediata e non condizionale da parte dei sudditi.
Precedute da un proclama del card. Bernetti, rivolto ai popoli delle Legazioni, le truppe pontificie si;3Éanzarono in Romagna, dove avvenne quel che era da prevedersi: la resistenza armata dei più accesi tra i liberali, che i consigli dei moderati non erano riusciti a trattenere, cagionò gli scontri di Bastia e di Cesena, cui seguirono, per l'indisciplina delle truppe pontificie, i saccheggi e le violenze in Cesena e a Forlì. I liberali avrebbero forse tentato ancora una resistenza in Bologna, ma il jzs gennaio il giorno stesso in cui le truppe papali entravano in Forlì, il card. Albani invocava l'aiuto dell'Austria; e alla notizia che un'armata austriaca sotto il comando del generale Radetzky aveva passato il Po e si avanzava su Bologna, ogni idea di resistenza fu abbandonata. H 28 le truppe austriache entrarono in Bologna insieme a quelle pontificie, e il popolo accoglieva gli Austriaci come liberatori, mentre rivolgeva tutto il suo disprezzo e la sua indignazione contro i soldati del Papa. Il colonnello Zamboni e i suoi militi furono insultati e mal-