Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ; GREGORIO XVI
anno <1927>   pagina <714>
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Bice Gamberalc
La legge del 5 luiigiie B31 lascia il Governo in arbitrio di far presiedere i Consigli 0 dai Presidi delle Provincie o da altri ragguar­devoli Soggetti a sua scelta Io le darò su ciò apposita istruzione ap­pena conoscerò i nomi dei Consiglieri prescelti-,- giacché se questi siano tali da poter marciare sulla buona strada anche guidati semplicemente dai Pro-Legali non amerei dimostrare diffidenza a questi UISÌQE. ciò che non potrebbe produrre felici conseguenze. Desidero ch'Ella mi agevoli in proposito colle sue vàrie osservazioni, e ashe specialmente mi signi­fichi se V. S, I. sia disposta 3j iprèsiedere in persona il Consiglio Provin­ciale di Bologna je gualche altro che per combinazione si tenesse in Romagna posteriormente, come pure se questa Presidenza medesima le sembri saggiamente ed opportunamente alla di Lei persona affidata nel complesso delle circostanze attuali.
In quanto ai modi d'influire sull'eledone dei Comizi Distrettuali, ne lascio a Lei d'iutertenermene, ma non saprei approvare che alcuna circolare si dirigesse ai Governatori ed ai Pro-Legati in un senso che svelasse la cura che il Governo prende di procurarsi scelte a suo modo o che in qualunque modo avesse l'aria di voler coartare la libertà dei votanti nella formazione delle Terne. Le rinnovo... .
12 luglio 1832 ..
Verso la fine; dell'anno i consigli provinciali delle quattro Legazioni si riunivano e, come era da prevedersi,, le istruzioni del Ber netti erano seguite alla perfezione. Le richieste erano quasi tutte di interesse lo­cale, e, tra le pochissime riguardanti tutto lo Stato, nessuna poteva considerarsi pericolosa per il Governo pontificio. Al consiglio provin­ciale di Bologna giunsero domande anonime, chiedenti la Giunta cen­trale, l'elezione popolare dei consigli comunali, la' secolarizzazione ecc. ma il prolegato conte Scarselli si .affrettò a strapparle e a bruciarle, facendo proteste di leale sudditanza al Pontefice.
Così il tentativo del 183, che per un momento era parso dover aprire al potere temporale la via ad una profonda trasformazione, po­teva dirsi, alla fine del 1832, completamente fallito.
Le riforme dei Memorandum, se applicate, avrebbero anticipato quell'esperimento che nel 1848-49 dimostrò IJinconciliabilita del potere temporale con le istituzioni liberali; ma nel '31 il tentativo, superficiale e debole, venuto più dall'esterno che dall'interno, non ebbe neanche un principio di attuazione. Non esisteva ancora in Italia, allora, quella corrente di pensiero che fra il 1845 e il '48 si pose seriamente, illu­dendosi di poterlo risolvere, il problema dell'esistenza e della .rais-