Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; VENEZIA
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1927
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724
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724 Antonio Pìloi
sarebbero valse le mille difese naturali ed artificiali che per ben dieci mesi l'avevano protetta contro i nemici assalti, a nulla il valore de1 suoi 26.000 difensori. Venezia cadrà: i guerrieri dell'invitto esercito s'apprestavano a valicare la laguna, i torchi nella città fedelissima sudano a coniare bollettini della resa, montano in sella i corrieri che porteranno all' imperatore fanciullo la nuova che l'augello bicipite risalì in groppa al leone di S. Marco .
Tali, naturalmente, erano le rosee previsioni Austriache: Giove, ma-tato in pioggia d'oro aveva, nella favolosa antichità,- vinto le resistenze di Danae; la forza dei palloni avrebbe trionfato sulle accanite resistenze armate di Venezia, Vergine dea del Mare. Già da questi ostrogoti prosegue la lettera, con felice accenno alle arti subdole austriache più recenti potete attendervi le idee più matte e le opere più ree: tradimenti, seduzioni, turpitudini di nuova stampa; nei mezzi, purché conducano al fine vagheggiato, quali eh'e?' (Siano, non occorre scrupoleggiare per gente, com'essi sono, machiavellica e satanica nell'anima .
Nuovo spettacolo, invero, e mirabile avrebbe dovuto essere quello di Venezia sotto la sperata pioggia d'incendi austriaci simili a quelli del Vesuvio o dell'Etna! Ma sarebbe poi il vento stato:,favorevole alle intenzioni austriache ?
Certo, prosegue ironicamente l'anonimo epistolografo perchè non sarebbe austriaco anche il vento? e su tali nuovi mezzi le speranze del nemico raddoppiavano, il quale contava di vedere, già, la città in cenere, ridotta all'estremo di ogni sua possa, se pure i Veneziani, giudiziosi, non si fossero arresi senz'altro, prima ancora di sperimentare l'efficacia dei nuovi ritrovati austriaci. Ma fine alla celia conclude con calore la interessante lettera che solo al pensiero che, non a fronte di questi ridevoli tentativi o di altri ben più rilevanti, ma per qualsiasi voglia influenza di maligna stella, dovesse pur una volta cadere codesta rocca di libertà, il sangue mi affluisce con impeto al cuore e rabbrividisco... Finché voi tenete fermo senz'altro, la nostra speranza non tramonta. L'immagine di codesta città è il pensiero* assiduo dei nostri giorni, il sogno delle nostre notti. Essa tempera le angosce mortali di noi, a cui, altrimenti, la vita sarebbe peso da gettare, stretti come siamo da baionette, ricinti di spie, sopracaricati d'imposizioni enormi: a cui la vista, l'odorato, l'udito ed ogni senso funestano i brutti ceffi del nordico satellite, il puzzo e l'accento laceratore d'orecchi italiani e a cui pare mill'anni uscire dall'amaro certame al quale il fato ci sottomise .
E propugnacolo d'Italia era veramente Venezia che, più delle altre