Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; MUSEI
anno
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1927
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pagina
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739
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Recensioni 739
sue origini, nella sua evoluzione in tutto il vasto campo della storia del secolo XVIII e dei primi del XIX; e la dimostrazione ch'egli dà delle conclusioni alle quali perviene prova tutta l'ampiezza e la profondità della sua dottrina e della sua preparazione, tutto l'acume della sua critica e della sua mente. Non possiamo dunque non riconoscerle II valore dello studio suo e non Iodarvelo sinceramente.
te. m
SPADONI DOMENICO e GIOVANNI, Uomini e fatti delle Marche nel Risorgimento italiano, con saggio bio-bibliografi co. Macerata tip. operaia, 1927, 8, pp, 127.
Questa pubblicazione, dovuta alla collaborazione dei due esimii fratelli Spadoni, fu offerta dal Comitato marchigiano della nostra Società agli intervenuti del Congresso di Macerata per rinnovare alla loro mente il ricordo degli eventi e degli uomini del Risorgimento nelle Marche. Domenico Spadoni colla dottrina, che tutti gli riconoscono, vi ha tracciato un sommario di storia generale delle Marche dalla soppressione della Comgagnia di Gesù sino al fo; che riassume esattamente tutti i fatti intervenuti fra quelle due date e dimostra la parte largamente presa dai marchigiani alle congiure, alle lotte, ai martirii della nostra Rinascita. Giovanni Spadoni sotto forma di biografie disposte alfabeticamente vi ha aggiunto notizie per Io più inedite della vita di 46 patrioti marchigiani.
E. C.
BEZZI GIOVANNI, // primo conflitto tra Napoleone e la S. Sede. Torino, Bocca, 1927, 16 pp. 193.
Sulla scorta di documenti inediti conservati negli archivi vaticani e di una abbondante bibliografia l'Aut. narra partitameli te le vicende verificatesi l'aprile 1796 al febbraio 1797 nelle relazioni tra la S. Sede e la Convenzione francese in gran parte impersonata nel generale Napoleone Bonaparte. Dopo esposto lo stato degli animi negli Stati pontifici proclivi a riforme e mutamenti, e l'animosità degli uomini della Rivoluzione francese contro la religione è il pontificato, egli narra minutamente le difficoltà incontrate da Pio VI di fronte alle prepotenze dell'avversario, l'infida condotta del De Azara ch'egli ebbe la semplicità di incaricare delle trattative, l'incoscienza del cardinale Busca suo segretario di Stato, l'azione ricattatrice dell'Austria e finalmente l'invasione degli Stati della S. Sede e il trattato di Tolentino. Egli conclude che questo trattato pose fine al primo scontro fra il popolo e la rivoluzione; scontro, dal quale, non ostante la moderazione del Bonaparte, aspramente censurata dal Direttorio, si sprigionò la favilla che accese la fiaccola della nostra Rinascita, invogliando il Bonaparte alla creazione di un impero europeo, ma intaccando potentemente l'incanto della politica e e regia dei papi che dopo Tolentino non fu più né invulnerabile, né sacra.
* E. C.