Rassegna storica del Risorgimento
FORESTI ELEUTERIO FELICE ; PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
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1928
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Il fondatore della Società nazionale 7
lora, ina solo allora io potrò mettere alle strette il Cavour, (chiamato più sopra, lo scettico per eccellenza), e sforzarlo a disertare il campo della diplomazia per gettarsi in quello della rivoluzione .
Qui abbiamo una visione chiara, realistica, netta delle cose : una mente che sa commisurare gli impulsi del cuore ardente, gli impeti ella volontà fremente alla necessita di mezzi adeguati, prima di intraprendere qualsiasi fatto.
Quanto proclama il Pallavicino, è quanto realmente si verificò nel 1858-59, quando il partito nazionale italiano, o meglio la Società Nazionale si fece strada in tutta Italia, e primo e meraviglioso esempio nella Nazione, che pare precorrere e anticipare i tempi moderni diventò una forza così imponente che la migliore non si sareobe potuta improvvisare, onde far leva e fondamento su di essa, per la unificazione e la redenzione d'Italia.
T3ra necessario, trovare aderenti di grande autorità e ascendente ai programma della Società: quindi, lettere e premure del Pallavicino al Garibaldi, il cui nome solo era tutto un programma, e che si preannunziava come colui che avrebbe capitanate le schiere popolari te aristocratiche a servizio, a difesa e liberazione della Patria. E, all'incitamento, sempre univa la predicazione di essere prudenti, di non precipitare, di considerare freddamente la situazione : Il momento di fare..., non è venuto ancora: faremo più tardi, governandoci dagli avvenimenti che or si preparasi (13 aprile 1857).
Alla tribuna parlamentare arringava con Calore, con impeto, propugnando la necessità di armamenti g di leve ; di preparare cioè la gioventù agli eventi del domani che, intanto, bisognava promovere.
Il suo fervido, impetuoso, amor patrio, la sua cocente passione gridala anche ai giovani universitari, e pregava l'amico Foresti di distribuire il suo discorso fra i giovani più caldi che studiavano a Genova. Ho parlato, un linguaggio che la gioventù dovrebbe comprendere. -La Camera non io comprese ! Agli occhi dei miei colleghi io sono un poeta, che è quanto dire, un povero matto .
Dopo i fatti di Sicilia, di Calabria, di Genova, della fine del 56 e dèlia prima metà del '57, amare sono le considerazioni del Pallavicino sulla avventatezza ed inconsideratezza dei rivoluzionari ita-liani, i quali si lasciavano, con un giuoco ormai troppo lungo, trasportare leggermente dal sentimento e da una dedizione quasi sempre troppo generosa, perchè quasi mai accompagnata dal mezzi adeguati alle imprese singole, o al tentativo della suprema. ...H rivoluzionario italiano, uomo fortissimo sul campo dell'azione, è trop-