Rassegna storica del Risorgimento
QUINTAVALLE FERRUCCIO
anno
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1914
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pagina
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127
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Otonam -127
E come poteva . Cavpnr lavorai pe* l'unità ci1 Italia, se, per sua tossa confessione, non conosceva affiitto le condizioni di tutte le pToviucie della penisola ? Y'è chi ritiene ehe-U Cavonr concepisse 1 unità come una cosa più o meno realizzabile in nn lontano avvenire}; ma in realtà, egli non fece nulla, prima del'60, per attuarla 5 anzi dimostrò in sari modi l'ini -possibilità di una simile impresa e la necessità ah le etato delle cose rimanesse immutato in gran parte della penisola. "E; che sia così le prora il suo atteggiamento di fronte alla spedizione, dei Mille ed ài problema delta liberazione dell' Italia meridionale. Io non sono di quelli die ritengono òhe il Cavour spingesse la sua avversione all' impresa garibaldina fino al segno disvolerne la rovina ; ina dai questo al dire che la favorì wGorre assai, io credo cbe il ministro sabaudo, contrario alla spedizione per tante ragioni, fu sorpreso dagli avvenimenti, e, non potendo impedire un fatto che era ormai compiuto, cercò di volgerne le conseguenze a benefizio della monarchia da lui rappresentata*
Ella afferma che nel dispaccio *aJÌ Villamarina del 80 marzo 1860 il Cavour manifestò aperto il pensiero deDa distruzione della monarchia borbonica e dell'annessione del Mezzogiorno. ÌJFon so se ai" tratta di altro dispaccio, ma quello a. me noto, portante la data òr leva ricordata, contiene queste natole, che mi sembrano assai significative:'t: TToi sapete scriveva 'M Savona che io non bramo iiimmmMMe di sospingere la questiono napoletana a imo sffloyMmentQ prematuro. Credo al contrario ohe 10 converrebbe che lo staio attuale delie cose durasse ancora per qualche, anno . E difattà, quando re Francesco H promise solennemente gli ordini rappresentatavi, una completa amnistia per i delibi politici e l'accòrdo col Piemonte (25 giugno), il Cavour esortò gli esuli napoletani a tornare fc patria ed a riconciliarsi col sovrano. E; vi fa chi accettò : tra i primi il Pisanelli e lo 'Sclltìlar, altri invece, come il Poerio ed il Mancini, si mostrarono riluttanti e non tornarono prima dell'ottobre.
Ho creduto necessaria questa risposta albi sua lettera aperta del 20 settembre, OJI giacché sono in argomento, mi permetta di aggiungere un'altra osservazione diretta, in verità, alla Redazione della Bivista più che a fcéfc 333- è questa. Nel rilevare la svista,* in onj Eli* 4noorae a p. 98 del suo listo, (fiMrignano di Romagna)* io mpMSavignp ihàMtogime, Nella stampa, le cui bozze non furono da me rivedute, apparve Mtà* gnomo nel Bolognese. Se avessi scritto, cosi, il jrilievo sarebbe stato per- * fedamente inutile.
La ricambio gli amichevoli saluti, ei mi efeda
Suo det.mo OSISPPIO PALADINO.