Rassegna storica del Risorgimento
MARINA
anno
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1928
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pagina
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53
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T/tiMma difana delle Ictjffi di giwi*(UÌQM in Trincano SS
Quella del Governo non fu evidentemente UHM semplice minaccia verbale, perchè il cardinale Corsi, tre giorni dopo, fece pervenire personalmente al Granduca, por mezzo del principe Andrea Corsini, . una lunga lettera di protesta per le violenze usategli da funzionari del Governo, dirette ad impedire il libero esercizio del sno ministero con manifesta ed aperta violazione della immunità* personale , ? contro la comunica/ione fattagli da uno dei Ministri con termini oppressivi dell'autorità della Chiesa e orrendamente offensivo del siaero; ed augusto caratteiip i <ii cui egli era rivestito. Riteneva U cardinale Corsi che il Granduca non fosse a conoscenza della nota a lui inviata e perciò glie ne mandava copia. Riconfermata quindi la sua devozione al Sovrano, così si giustificava delle trasgressioni imputategli :
gt venendo alla questione, di cui 8ta>fifcanieife :jpiù si tratta, ricorderò a V. A. come io, presa notizia degli accordi1 fatti dalla S. Sede per el ohe riguarda Monasteri e Conservatori del Granducato, mi iregolai secondo che la mia meato1; làiré- ne fece senza difficoltà conoscere la intel-bgenza : ma quando se ne volle da altrui fare sorgere dubbiezza, mi rivolsi alla S. Sede, pregandola darmi lume e direzione in queste mie dubbiezze., come lo Igeerò, il telanti;Arcivescovo di Firenze e Vescovo I-lesole, siccome mi Comunicarono ; ed avendo avuta per risposta che isè' ni intavolavano trattative per li opportuni schiarimenti analoghi col Governo di V. A. io, nello intendimento sempre di non creare imbarazzi a chicchessia, mi :attenui religiosamente al partito di non dare passo alcuno negli affari che interessavano le relative questioni, fintantoché col concorso delle due supreme Autorità non venissero definitivamente chiarite. E non dissimulerò a V, A. che un tale contegno mi fu causa di non lievi disgusti pei lamenti continui diretti anco per più volte alla stessa S. Sede e S. Padre, pel danno che ne risentivano Monasteri, famiglie, persone, accagionandosi la mia condotta quasi di tirannia poco meno che irreligiosa; ma deciso e fermo nei mieiqpincipii, mosso dalle suespresse riflessioni di prudenza, fui per circa due anni nella mia determinazione irremovibile. Ora poi, dietro le notizie che correvano pubblicamente sulle svanite speranze di qualunque siasi accordo, e l'obbligo strettissi ino che mi correva di far cessare uno stato di cose tanti pregiudicievole agli interessi spirituali e temporali dei Monasteri e Conservatori, mi trovai nel duro bivio o di essere, ffr la causa scandalosa della estinzione dei SS. Istituti o di attenermi religiosamente al disposto dei SS. Caponi corroborato, secondo mia intelligenza, dagli artìcoli concordati tra la S. Sede ed il Governo medesimo*:.
Jk f e ili., ìié protesto però, ovanti a Dio che ci ha da giudicare, che io non ho mai avuto, né avrò in tutto altra mira ohe quella di secondare un irresistibile impulso della mia coscienza : impulso cui non è lecito dare altra direzione, fuorché dalla legittima superiore autorità