Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; MARINA
anno <1928>   pagina <65>
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fedente, non aveva fatto altro che compromettere- la tranquillità d'Europa. Là nazione iugle.se aveva potuto prevalei'e sulle altre, ì.iettendo in pratica il principio del divide et impera ; perciò, non l'esilio di Mazzini avrebbe ridonato la pace aU'Europa, ma un atto di coraggiosa opposizione alle mire inglesi e alia sua nefasta poli ri * a seminatrice di disordini e di rivoluzioni.
Della iu temperanza del giornale iiorentino si risenti ufficialmente il ministro inglese presso il Governo toscano non- per lo spirito del­l'articolo, ma per la forma. In verità, a scorrere VÀrmoma di To­rino, si troverebbe anche di peggio, ma nessuno aveva pensato a muoverne lamento. Ciò che si poteva in Piemonte, non- si poteva in Toscana, dove il vigilato controllo sulla stampa periodica finiva col rendere il Governo responsabile di quanto' si pubblicava. Il ministro dell'Interno Landucci, informando della cosa il Granduca, ricono­sceva che veramente gli articoli del Giglio erano a troppo pungenti. e aggiungeva di avere ordinato al Prefetto di ammonire il direttore, onde scansare che ci venga addosso qualche rimostranza più grande (1).
afelio stesso numero, c'era però anche altro che passava i limiti del tollerabile: una falsa lettera del conte Walewski al conte di Cavour, nella quale si facevano dire dal ministro francese al collega di Torino cose più vicine al gergo di mercato che al misurato stile dei carteggi diplomatici. In sostanza, il psendo Walewski dava al Cavour una buona strappatimi di orecchi , quella che avrebbe do­vuto dargli al Congresso di Parigi a proposito della nota frase che il solo Stato d'Italia che aveva saputo elevare una barriera insor­montabile alla rivoluzione era il Piemonte. Si può immaginare il contenuto della falsa epistola: èra vero precisamente il contrario, cioè che il Piemonte faceva di tutto per diffondere 1 risoluzione ed erano gli altri Stati a far da barriera come meglio potevano.
Se l'articolo su Mazzini toccava l'Inghilterra, l'epistola toccava il Piemonte e indirettamente la Francia. Perciò il monito finì cóll'a-vere una doppia causale. Ma, quanto all'epistola, al Governo toscano f<ra evidentemente sfuggita una circostanza, che fu rivelata dal ge­rente del Qiglio durante le contestazioni mossegli dall'autorità, di polizia, cioè che il vero colpevole non era in Toscana. Il Prefetto di Firenze, dando mandato al Delegato di governo del quartiere di
(I) Carte Bianchi Eieaaoìi - Bùata 13, frigi A, Lettera del 30 lugilio.