Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; MARINA
anno <1928>   pagina <72>
immagine non disponibile

72
Anénnìó Panfilia
tanti senza Tallo : e quanto, a vero dire crediamo anche noi Iterò non ft cosa da fermarvi l'attenzione: desto inverò curiosità al suo comparire., perchè la stampa periodica politica è nel paese desiderata e perchè quando essa si concede ad nn partito solo, pretende taluno che il governo, col non lasciare libera la discussione ai contrari, approvi quanto esige quel partito e rimanga quasi solidale di quello si stampa. Ma la curiosità cessò tosto ed ormai la politica delle sagrestie ha fatto abbastanza mala prova in Toscana per dubitare che il Giglio possa avere lunga vita e non debba tornare ben tosto all'onore dei panni funerei, ai quali fu tolto .
Finalmente, rientrando in careggiata i compilatori dell'ileo-logia scrivevano che la legislazione giurisdizionalista di Pietro Leo­poldo meritava di esser conosciuta dal pubblico e perciò avevano pensato di darla alla luce, ordinando la compilazione in maniera. da mettere a fronte lo stato della legislazione ecclesiastica dopo l'ultimo Granduca mediceo e le provvidenze sancite da Pietro Leo­poldo. A questo scopo si prestava ottimamente la Prefazione di Iteginaldo Tanzini alla Storia dell'Assemblea dei Vescovi , ordi­nata dallo stesso Pietro Leopoldo e pubblicata nel 1788 con la sua approvazione dalla Stamperia granducale (jpjèi? ogni buon fine, le parole Stamperìa granducale erano messe in evidenza con nn bel carattere corsivo) ; così il lavoro era inattaccabile. Ordinato dal legislatore, da questo approvato, stampato pubblicamente quasi parte delle leggi stesse, esso è al coperto anco della censura degli emuli, i quali, attaccandolo, farebbero la critica delle leggi delo Stato, ed assicura il lettore che quivi può spaziarsi con sicurezza di non attingervi se non ottime massime, come quelle che sono parte della stessa legislazione .
Bisogna convenirne: non si sarebbe potuta, desiderare maggiore abilitai e furberia. H Governo, sopprimendo la pubblicazione, avrebbe rinnegato l'opera del più illustre Granduca, lorenese. Se non che, non tanto al Governo toscano, quanto alla Ouria romana la pubblicazione doveva riuscire ostica. E poiché veniva alla- luce quando ancora era viva la tensione dei rapporti diplomatici tra Roma e Firenze per il fallito accordo, essa gettava il seme di nuovi dissensi. Se ne vide subito l'effetto.
4u Ai primi di marzo, Plnternunzio pontificio mons. Franchi reclamava verbalmente, ma però in modo assolutamente officiale-