Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; MARINA
anno
<
1928
>
pagina
<
78
>
73
Antonio Panatiti
5. Con l'annunzio ufficiale dell'avvenuta ammonizioue nel Monitora Loacano del 13 marzo, la così detta procedura economica contro i compilatori della Biblioteca si poteva considerare chiusa, li Governo aveva latto più di quello clic gli era consentito, volendo salvare le apparenze della legalità ed evitare alia sua azione il carafc?, Leve odioso di colpire In legislazione ecclesiastica leopoldma.
Ma con questo-lo scandalo non era chiuso. Se ne parlava nei circoli ufficiosi perfino all'estero. Il ministro toscano ; Parigi Tanay de' JS'erli scriveva il 10 marzo che il Benedetti, preposto alla direzione politica di quel Ministero degli Affini esteri, gli aveva parlato delle ire dell' in ternunzio pontili ciò, che sembravano miuac-[djiive di riaccendere le graivl mtestaiQni tra Toscana e iloiun sul tema della conservazione delie leggi léopoldiue , soggiungendo che da Firenze la cosa veniva presentata sotto un brutto aspetto e si temeva che l'episcopato vi si sarebbe immischiato, creando nuovi imbarazzi al Governo.
JSsagerazioni di diplomatici a collo di notizie. Il governo ha l'ondata ragione di credere aveva scritto il ministro degli Esteri Lenzoni al Bargagli, riferendo quanto era stato fatto che il rappresentante pontilieio sia rimasto pienamente soddisfatto della sua attitudine in simile circostanza e che nel senso di questa soddisfa-zione ne abbia riferito al Governo della Santa Sede . E ai Nerd, ripeteva uguali assicurazioni, perchè ne riferisse al Governo Francese, con lettera del 20 marzo, "della quale è opportuno inerire la parte sostanziale, sia perchè contiene la narrazione dei contrasti tra il Governo toscano e la Santa Sede, sia perchè vi si può apprendere l'interpretazione che ufficialmente fu data alla iniziativa dei compilatori della Biblioteca Curile.-
Alcuno discussioni avevano in epoca non remota avuto luogo fra il Governo granducale e quello della Santa Sede intorno al mantenimento delle leggi -giurisdizionali èa. Toscana ed alla disciplina dei Mpinasteriì e drìi Conservatori La Corte Romana pretendeva innovazioni che il Governo toscano non voleva consentire e, dopo qualche contestazione, quest'ultimo, onde troncare una controversia senza risultato possibile, si trovò nella necessità di dichiarare nel modo più esplicito e più perentorio la sua decisa determinazione di mantenere intatta ;Jni anatema ecclesiastica la legislazione dello Stato, declinando perfino ogni discussione preordinata a modificarla,
Una dichiarazione così categorica aveva fatto cessare ogni polemica ed era senza dubbio riusoita poco aggradevole alla Corte .Romana; ma,