Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; TORINO
anno <1928>   pagina <86>
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86 Anton/io Pwlta
il nipote, non die Mugare. l?a?wQì faceva quello che all'avo non era stato concesso di compiere quaaunqiie ne avesse vivissimo desi­derio. Pietro Leopoldo non aveva tardato a pentirsi della manomis­sione dei diritti ègcLesiastf.iéj, sstiiato all'Impero per la morte di Giuseppe II.,: m era studiato di disfare il mal fatto e di rendere la liberta alla Chiesa. A prova di ciò, iji-gionrale riferiva un aneddoto, già narrato dal P. Bresciani, nella OwiUè CaMoUca. Pietro Leo­poldo, tornato a Firenze nel 3791 per insediare sul trono il figlio Ferdinando, ebbe una visita di Scipione Ricci e da costui si fece restituire tutte le lettere scrittegli, col pretesto che -gli occorrevano* per rìcMamare alla propria memoria alcune avvertenze. RiottenuN il carteggio, non volle più rivedere il Ricci. In questo modo, Pietro Leopoldo volontariamenlèk Sopprimeva 1 documenti dei suoi primi errori. Di questa resipiscenza 1' autore dell' articolo aveva avuta notizia dal conte OpizzonL cavaliere d' onore dell' arciduchessa Maria Luigia, sorèlla di Leopoldo H, e da gentiluomini della Corte imperiale di "Vienna.
Da ciò si fa manifesto continuava?*l'Armonia che il nipote di Pietro Leopoldo compirebbe gli ultimi desideri dell'avo, se cancellasse ogni traccia delle sue leggi-jjà. si dimostrerebbe fedele esecutore della sua volontà. Oh, se 'Pietro Leopoldo tornasse t vita, vi sappiam dire ben noi che non indugierebbe un sol momento a sottomettersi in tutto e per tutto nelle cose ecclesiastiche all'auto rità suprema del Romano Pontefice!. Perchè non lo farebbe il nipote? Questi vi è obbligato per tre solenni doveri impostigli dalla religione, dalla famiglia, dalla Corona. Un cattolico dee mettersi d'accordo colla Santa Sede e gloriarsi di dipendere da lei, perchè questa dipendenza sublima, non umilia e rende grandi coloro che hanno la virtù di impicciolirsi davanti al? Vicario di Gesù Cristo. IH poi, un affettuoso nipote dee salvare la memoria degli avi suoi, compiere i loro desideri! ed impedire che ne venga! usurpato il nome in segno d'empietà. Finalmente, il Principe dee ben ricordarsi che alcuni di coloro i quali oggi applaudono alle leggi leopoldine e rìdono dei Padri delle Cipolle, domani ricaccerebbero in Gaeta il nipote di Pietro Leopoldo, come certo applaudivano alle leggi leo­poldine e ridevano dei Padri delle Cipolle coloro che già una volta gli tolsero l'autorità, la Corona e la Patria .
La predica, rafforzata dalla vaga profezia d'un secondo esilio a Gaeta, raggiunse l'effetto opposto. TI 1 marzo, il Ministro del. l'Interno mandava ai Prefetti del Granducato quest'ordine: