Rassegna storica del Risorgimento
MILANO ; MUSEI
anno
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1928
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pagina
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89
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TSulUnw difesa delle leggi di giurtsdiisiónti n Tosearta 89
andava tisolvondo in nebbia é ignorava aurlie che, per la pubblicazione della bolla <t Auetorem fidai M si era già istruito nn altro processo per trasgressione aWartieolo 3 del Concordato de] 1851. Se avesse saputo, il giornale torinese avrebbe dorato inorridirne, Sì incriminava la ristampa d'ima bolla pontificia, giovandosi d'una Convenzione fatta con la Santa Sede* a tntela della liberta Iella .Chiesa1. Ipocrisia o irrisione?
La tipografia di Eugenio Alberi stampava, ai primi di marzo, nn opuscolo col titolo pletorico Traduzione della Bolla dogmatica del Santissimo Signor nostro Pio per divina provvidenza papa Sesto, elle incomincia AMtorem fidei , fa data dei 28 agosto wtwo 179Ìiy nuovamente data Indù, nell'occasione che pubblica/oasi wi Moro di pessima tcndcftfg ftàgiosa, -intitolato Apologia delle leggi di ffiittHèd'ùdòsiC e poMsiu ecclesiastica pubblicate vii Toscana sotto il regno di Leopoldo T . 11 testo della bolla era quello tesso del-edi3,ilón;e Camerale e, ali'infuori della dichiarazione contenuta nel titolo cieca tf oesiòne e'te aveva (Tato luogo alla ristampa- e di un inciso a tergo del frontespizio, in cui si diceva che la pubblicazione era fatta iSTfcpcsèj finra del sacerdote Alessandro Ricasóli cano-nino fiorentino , Vopuscolo non portava una parola di più oltre quelle dell'edizione originale.
H tipografo, elie aveva scrupolosamente adempiuto all'obbligo. di consegnare una copia della pubblicazione alla R. Procura non si sarebbe mai immaginato di dover subire un processo per quell'innocente opuscolo. Ma le falconi politiche sono al di sopra della. logica comune. A richiesta del B. Procuratore, il Ministero dell'Interno dichiarò il 20 marzo che per la pubblicazione della Bolla non erano state osservate le disposizioni del Concordato del IBI-,. che prescrivevano la censura preventiva dell'Ordinario per 1 opere che . trattano etò professo di materie religiose. E' evidente che il Governo cercava un pretesto ptifc toglier dalla circolazione l'incomodo documento.
Dal processo risultò che l'Alberi, proprietario della tipografia, non aveva colpa nell'omissione, essendo stato eseguito il lavoro a sua insaputa dal proto, del quale bisognava pur riconoscere la buona fede, trattandosi di materia, ecclesiastica presentata "da un prete. Ma gli fu contestato, nn po' cavili osamente, che l'approvazione dell'autorità- ecclesiastica era tanto più necessaria nel, caso in quanto che, trattfiftìdosi di traduzione disgiunta dal testo latino poteva