Rassegna storica del Risorgimento
COTTA GIOVAN BATTISTA
anno
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1928
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pagina
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183
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Per un Sonetto attribuito a Giuseppe Garibaldi
H dott. Giacomo Emilio Curatalo pubblica dai Fratelli Bocca di Torino Scritti e figure del Risorgimento Italiano, con documenti ineditim in un bel volume che forma il n. 336 della Piccola Biblioteca di Scienze Moderne .
3?el capitolo un po' facilone intitolato L'ideale religioso e sociale Si Giuseppe Garibaldi a pag. 137 si legge : Garibaldi espresse il suo ideale religioso anche con la sua Musa selvaggia e bizzaaàf Nel 1 Canto del Poema autobiografico (pubbl. da G. E. Guratulo, Zanichelli, 1911) dedicato alla sua Caprera, dice: f (e qui si citano versi che sono proprio di G- Garibaldi, poi si continua:) All'amica diletta, la marchesa Anna Pallavicino Trivulzio. mandava i seguenti versi inediti :
Nume non è} dioea fra sé lo stolto, ecc. .
Ma questi versi inediti, non sono inediti, e non appartengono alla musa selvaggia e bizzarra del Leone di Caprera; furono invece ispirati dalla Musa un po' inamidata nella forma, ma non selvaggia, e un po' retorica ma non bizzarra, del poeta Giovan Battista Cotta, di Tenda (Cuneo) che in Arcadia si chiamava Estrio Caun-0*p e visse dal 16(58 Mi 1738. 11 buon Padre Cotta scrisse sonetti e inni a Dio (Venezia, Battaglia) e alla Parte Prima della raccolta appartiene il sonetto III che è intitolato : Essere di Dio si argomenta dalle creature , èù è appunto, quello che è attribuito, nell'opera del Guratulo, nientemeno che a G. Garibaldi. Lo riproduciamo integralmente, perchè in questa citazione non è riportata la seconda quartina, dandosi cosi l'esempio unico: di un soletto éón le sue brave terzine ma con una spia quartina !
ISTume non v'è dicea fra sé lo stolta Sfarne non r iene l'universo regga. Squarci l'empio In. benda, ond'egli è avvol'iìò, Agli occhi infidi, e se non v'ha rm me ei vegga.