Rassegna storica del Risorgimento

1825 ; BARI
anno <1928>   pagina <519>
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mano al re gli strappasse ojsÉmnti cotuzionali e rinnovazione dì tatti gli organi statali.; tJtt carcerato- o, come dicevasi, un servo M lena-, a nome Raffaele Disamo, wnscÌftso nel castello di Barlette, pÉe- confidato al Criscuolo, che al movimento itnfti i Carcerati Éfgp partecipare che già. duo di essi erano staiti' alÌ',uoptì am-messii Èa carboneria ed altri òtto dovevano entrarvi e si voleva slfongere amicizia con. gli individui della sesta compagnia (di gen-iifcmeria, di senrizio al castello) per goderle fiducia e tagliere la oppoi-tuni d'impa-dronlrsi dei fucili per faa?e una Étaft. Vole­va* i anche disarmare il battaglione e liberarsi del maggiore Landi, intorno al uale volevasi far credere si fosse formalo un plebiscito di odio. Gaetano Esperti avrebbe detto al Bpfetucci, che i carbonari, incontrandolo a caccia nei bosco, saluterebbero il Laudi fucilate, e avrebbe cercato d'indurre 51 Oriscuolo a consegnargli una buona pallottola durante le esercitazioni. Ma queste accuse parvero a pri­ma vista così infondate, che il Gaetano Escerti .iu.ni venne neanche tratto in arrestoijKeU'adiinanza dei M giugni presso 'Tran! il càv. Mòrola si sarebbe diretto con ispecialita ai barlettani, perchè ve­gliassero sulle operazioni del comandante, che diceva troppo ze­lante. Mei convegno della sera del 18 agosto, dice il P1 Emilio, uno dei congregati avrebbe insistito sulla necessità;: wM togliere dal co­mando del battaglione il sig. Laudi e l'aiutante Parente, nella lu­singa che con la perdita di questi due soggetti, il battaglione non era eapaee di fare alfeeOj e si sarebbe sbandato, e allora potevano fare tutto quello che desideravano; . Nella sera successiva sarebbero stati; -così decisi ad ammazzare il Landi, che il D'Emilio racconta : D'Amodio prese a dir cosi - Cosa pensiamo? Rispose Gaetano Esperti : La cosa va latta calta-i' * se si raffredda, perderemo tutto. Allora mi offersi di introdurre nella casa del domandante chi di essi avesse avuto il coraggio di sacrificarlo . Tutto' ciò nelle linee generali sembra così verosimile, che se non fosse stato oggetto d'una duplice diligentissima istruzione durata diciotto mesi e non ne fosse risultato una semplice impudentissima invenzione sfornita anche dei minimi elementi della verità, sarebbe già storia.
Attendevasi dunque, secondo i denuncianti, il gran giorno. Da Salerno, dicono, dovea venire la parola di passo; da Taranto l'ordi­ne d'agirei La verità è che a Salerno, o meglio nel 'Oifleuto, non vi era nel 1.825, nulla, di più di quanto fosse ineit Barese-, e il moto scop pia solo nel 1828; ma la polizia dell'Intonili lavorava a prepararlo e si affaticava a sollecitarlo j onde le istruzioni al Laudi, e da que-