Rassegna storica del Risorgimento
1825 ; BARI
anno
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1928
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pagina
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543
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Potisfìtt Militare mt tìaifa ùnrmiìo Vunnt) /> w
servizio eli coazione [>tI pagamento della imposta fondiaria in com-paguia del caporale Ctoiscuolo e dialtM due soldati cacatoli, OSroia-> 9 Maa-ulli. con aguale ntandutje di spionaggio. Stefanelli iccMò-alL'use;; 'Cocco, 0. narra, venite 4a me, e mi richiese ette cosa volessi. Risposi e Ite amavo di entrare per stare in loro compagnia. Cocco rientrò nella seconda stanca, ne usci dopo un quarto d'ora, e mi domandò del mio nome è cognome, Saputo ette mi chiamavo Giuseppa. Stefanelli, passò nuovamente nella seconda stanza* Quindi yeiiiné da me Giovanni Oriscuolo, il quale, avendomi fatto: .deporre le armi in un angolo della prima stanza ove mi trovai mi diede vari {gnigni. Mi disse poi sottovoce, die egli così doveva praticare per eseguire rincarico ricevuto dal capo della Società., cui andava a riferire di avermi trovato forte. Ciò detto, rientrò nell'altra stan-gRg; Tenne poscia, e mi condusse nella seconda stanza, che stava pet-dettamente oscura. Appena entrato mi venne gettata sul viso della polvere accensibile; e malgrado fusai stato offeso dalla fiamma, pure non mostrai la menoma alterazione. Intesi la voce di De Giorgi, il quale ordinò a Oriscuolo di farmi avvicina-re alla sacra lapide. Cri. scuoio mi ci condusse pel braccio. De Giorgio mi diresse il seguente discorse:
Consigliato vivente, percitS cerchi di lasciare il mondo, ove gÈfti' i luaeeri, e vieni ad abbracciare la morte?
Risposi coinè mi suggerì Oriscuolo, cioè :
iFogliò abbracciar la morte.
De Giorgio mi domandò, se ero capace- di dare un'altra prova di coraggio. Alla mia risposta affermativa mi consegnò una baionetta,, e mi disse : Uccidi te stesso.
on quell'arma finsi di tirarmi un colpo nel petto; ma in tal atto mi fu trattenuto il braccio da persona che non potevo distin-jincn' e Ni-iini molte ioci ette dissero: vviva, evvivai
Sì accesero i lumi, e De Giorgio fece inginocchiarmi innanzi alle pietre riunite, e volle che avessi dato il giuramento. Egli ne pronunziava le parole, che leggeva in un manoscritto. Io ripetevo tutto ciò eliti egli diceva. Egli prese poi la baionetta, e con questa mi toccò quattro volte sulla testa}; iguiudi mi consegnò un pezzetto di carta quadrata che àVeva firmato nel mozzo, e mi disse di conservarlo cautamente; poiché valeva come .diploma ond'essere conosciuto in ogni circostanza XJtpoi incaricò Ricciardi dilstruirmi delle parole sacre, di passo, degoi e di tutti i segréta delia setta .
Nèiifliia lacunaà colmane nella nairazióive iel soldato; ed