Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI (PROCLAMA DI) ; GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI
anno <1915>   pagina <341>
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Nel centenario del proclama di Mkmm 341
pagai d'arme, ma bensì quegli stessi militari dell'esercito Italiano ai quali egli s'era promesso liberatore. Per ragion di Stato erasi partito dalla politica del suo benefattore, e non gli era parso di divenir traditore: aveva creduto con i suoi ministri che ciò non volesse dire fax discender Napoleone dai trono di Francia, ma solo costringerlo a rinunziare alla dispotica preponderanza francese e a -fere la pace;1 avea coonestato in ogni modo il suo contegno con l'amore pel suo popolo e col servigio al grande ideale dell'unità e dell' indipendenza d'Italia. Ora, anche questo mancava. Era troppo pel suo cuore, malgrado tutte le debolezze, generoso I*5i tà so­prattutto gli ondeggiamenti, le indecisioni, le incoerenze, le doppiez­ze, di cui amici e nemici poi l'accusarono. L'animo del povero Gioac­chino gemeva e sanguinava sotto il contrasto tragico di sentimenti contradittori e sotto la puntura dei rimorsi che ite laceravano le fibre più intime. Egli si vedeva ornai cacciato in una situazione per lui repugnante e insoffribile, di cui cercava allontanare e scon­giurare le logiche conseguenze. Egli amava e temeva ancora quel­l'Imperatore che avea abbandonato2 e gli scriveva, piangendo, let­tere eh'eran giudicate folli e inconcepibili : egli, con iscandalo de' propri alleati, inorridiva dallo sconfiggere e fin dal versare il san­gue di coloro a cui aveva dichiarato la guerra; e; cercando uno scampo si perdeva.
E in mezzo a tutto e nonostante tutto, Gioacchino non poteva abbandonare e carezzava ancora, e si lusingava ancora di >pìp; seguire, più o meno di nascosto, il sogno seduttore che s'era ornai impadronito del suo spirito e a cui si sentiva invocato e trasci­nato fatalmente. Al postutto il trattato con l'Austria doveva essere
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PlGNATKLU SiwONGOM, Memorie eoe, Tomo J p. 106. lui Jcegt.ua Caro­lina l'aveva spinto ad allearsi con rAustóa perchè- pouvinto, come ebbe a ri­spondere a chi opinava pel progetto Mdmitò, csaerè- impossibile ad eseguirsi da Ini . Il Plgnatolil soggiunge : Murat non aveva IL talento nò ispirava la fiducia necessaria per un tonto affare come i'inipteaa italiana, p. 34.
2 JJ Murat che conosoova intimamente il cognata fé ne apprezzava j!i for­midabile genio, non avea tótì -di! demonio le vendette, che Napoleone da Qha-teau-Thieery scriveva difatti il 13 febbraio 1814 al Poncho : La confluite duBoi de Nantes est; Infame et celle do la Beine a'h point de noni. J'espero vivre ancor* asso* pour vangar mai t ti* Fìgàca d'un tal outrage, et d'une ingra-titade ausai aufffenee. A. LUMBKOBO, Mwaiiana, in Miwellmea Napoleonica, serie JBoma, Fratelli Bocca, 1899.