Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI (PROCLAMA DI) ; GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI
anno <1915>   pagina <344>
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344 Domenico Spadoni
modo un'intesa e un accordo sul terreno, se non dell' unità, almeno dell'indipendenza nazionale, e all'uopo mantenne con l'Imperatore e col Viceré segreta corrispondenza. Allorché poi il Bentinck, per incalzare il più possibile la. forza del Murat e contrastare il campo alle sue ambizioni italiche., faceva sbarcare nel porto di Livorno tenu­to dalla truppa napoletana una spedizione sicula-inglese sventolante una bandiera con la scritta : Libertà e indipendenza italiana , e, mentre faceva diffondere una protesta del Borbone contro Gioac­chino, lanciava in data 14 marzo un proclama chiamante gl'Ita­liani a compiere con il favore dell'Inghilterra la grand'opera na­zionale, Murat cercava tener testa alla sua offensiva prepotenza e meditava degna risposta, di cUJLè documento la lettera del 18 marzo al Fouché: Tutte le potenze han fatto dei proclami per l'indipendenza. Io solo non ho ancora nulla detto. Senza dubbio, io vorrei realmente questa unione e questa indipendenza. Io solo posso essere inteso dagli Italiani. Vorrei dunque un proclama per l'indipendenza di questa Italia che l'Imperatore stesso deve voler salvare! Questo proclama mi servirà di pretesto per romperla con gli Austriaci. Vorrei perciò che qualche frase dicesse in modo positivo che la mia armata s'unirà sinceramente a quella delle potenze che vorrà l'indipendenza d'Italia e la salverà dal ritorno delle antiche dinastie. La mia armata farà prodigi. Essa domanda a gran voce di salvar l'Italia. H proclama degli Inglesi e quello del principe ereditario da Palermo che dice che suo padre non ha giammai rinunziato a Napoli devon così servirmi di pretesto. Noi siamo intesi col Viceré ,* Tello stesso tempo Gioacchino era impaziente di venire a una conclusione nelle segréte pratiche ed abboccamenti col Viceré relativi a' suoi progetti sull'Italia, per cui si attendeva risposta dall'Imperatore. Disgraziatamente però, mentre da parte del Murat e dei suo mandatario gen. Oarrascosa si era sul serio animati dalla brama di raggiungere l'indipendenza nazionale, liberando con la loro alleanza, VItalia; dalle armate straniere ?, il Viceré, d'accordo con l'Imperatore, che non poteva perdonarla a Gioacchino, mirava invece a ingannarlo, a profittare del suo stato d'animo per guadagnar tempo e, non riuscendo a rivoltarlo in proprio favore, cercar di paralizzarne l'azione e com-
* yrztLr Le pi-meo JBugèn ecc., Tomo IV, p 402.