Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI (PROCLAMA DI) ; GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI
anno <1915>   pagina <350>
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350 Domenico Spadoni
all'estremo ina per mantenersi sul trono di Napoli, monterà su quello d'Italia. Fella impossibilità alle sole forze napoletane di resistere agli attacchi di quelli che lo vorranno far saltare, alzerà la ban­diera, e proclamerà il Segno d'Italia, unico ed indipendente, tanto sospirato da tutti li cattivi, e da gran parte anche dei non cat­tivi: e facendo ponte d'oro a tutti, si metterà alla testa di tutti i malcontenti, invaderà di primo, slancio lo stato pontifìcio, e la Toscana, e la Lombardia, e darà da sospirare anche supponendo che si riesca a domarlo per il contraccolpo che potrebbe avere an­che in Francia... .1
Disgraziatamente il tradimento, avendo rivelato le trame di Mi­lano, tolse di mezzo e chiuse nei forti di Mantova i più animosi e intraprendenti, e gettò negli altri la confusione e lo sgomento, e fece allontanar le truppe italiane nell'interno dell'Impero. Al­lorché Murat credè venuta l'ora di scendere in campo per ven­dicar sé e l'Italia, eragli venuto meno all' impresa il possente aiuto dei corpi d'esercito italiani!
Ciò nonostante Ee Gioacchino, quando vide riusciti vani tutti gli sforzi per ottenere il suo riconoscimento in Europa, quando vide la sua corona in procinto d'esser sacrificata dalla perfidia au­striaca ed ebbe nel contempo novella che l'aquila del gran Corso avea rispiccato il volo trionfale per la terra di Francia, egli, che stimava sempre Napoleone l'uomo portentoso di Marengo, dopo qualche ansiosa esitanza, lanciossi cieco nel cimento ohe dovea de­cider con la sua sorte quella d'Italia.
È giunto infine il momento della vendetta 1 esclamò Gioac­chino al gen. D'Ambrosio a lui ritornato il 7 marzo con nuove non liete da Vienna. Gioacchino era fuor di sé pél ritorno di Na­poleone. E poiché il D'Ambrosio gli obiettava che non avrebbe potuto far assegnamento sull'aiuto di Francia, Gioacchino rispon­deva: Ma forse abbisogno io d'alleanze, quando gl'Italiani mi salutano, m'invocano loro liberatore, ed invadendo io l'Italia, posso stabilirmi prestamente sul Po, valicarlo, spinger le mie forze verso Venezia, sorprenderla, e riunir sotto le mie insegne i Piemontesi stanchi del giogo dell'inetto loro Ee, Milano patria novellad'idee liberali, i Veneziani memori ancora dell'antica loro gloria, i Li­guri cui reca tanta noia la sarda dominazione, ed i popoli di Ro-
i BIKIBRI I., Corrtopondenea Conialvl-Paooa a. ov pp. 127-130 e altrovepowlww