Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI (REGNO DI) ; COMPAGNIA DI GES?
anno
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1928
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761
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La corte di Roma cercò subito di scongiurare un nuovo guaio. Avvenuta l'espulsione dalla Spagna, il Nunzio di Napoli fii incaricato di esprimere al mareuese Tanucci afflizione del 8. Padre per la detennimiaiOne alla quale era venuto il Re Cattolico e insieme la fiducia che S. M. Siciliana, cui si comunicavano le rimostranze fatte ify Ispagna, st sarehbe astenuta daJPiniitare il funesto esempio;. Tra i rilevantissimi 0 motivi di protesta i>resen-isati alla corte spagnola, era la qualita di sovrano assoluto del Paipa, pei? cui non era lecito a nessun altro principe di scaricare gli esuli del proprio stato nel suo territorio, tanto più che questi nel caso presente, erano dichiarati pericolosi. Così nella protesta ufuciale. Ma il Segretario di Stato comunicava poi al Nunzio m via confidenziale che in verità il Pontefice s'impenàeriva del danno che sarebbe venuto al proprio stato dall'introduzione di migliaia di individui d'altra lingua e di altri costumi, i quali, non potendo per la maggior parte essere impiegati in alcun lavoro, avrebbero turbato la tranquillità pubblica e causato un disagio economico alla popolazione. L'esperienza delle difficoltà incontrate e comi-nuàmente risorgenti per l'ospitalità ai esulti portoghesi, espulsi già. dal 1759, era istruttiva, sebbene non si trattasse che di poche centinaia. I collegi dei Gesuiti ne accoglievano una metà, gli altri abitavano con gran disagio in case private (8). Si aggiungeva l'estremo impoverimento dello Stato ecclesiastico causato dalla scarsezza dei raccolti, per cui si erano dovute mandar fuori parecchie somme di denaro per provvedere ad uno scarso e misurato sostentamento dei sudditi pontifici; e, ancora, il pericolo di tumulti popolari quali erano àvvèiittti in Albano e Frascati, dove si erano collocati, e non in grande numero, Gesuiti portoghesi. Tali moti sarebbero stati assai più probabili e gravi, se si fosse dato ricovero a migliaia di profughi, che sarebbero stati considerati dal popolo quali autori della penuria (9).
Il ministro Tanucci rispose al Nunzio che non si sarebbe avuta alcuna novità nel regno di Napoli, se i Gesuiti avessero persistito nella condotta tenuta fino allora, e smentì di nuovo le dicerie corse in proposito. Nelle conversazioni avute successivamente con raons. Calcagnini lo stesso ministro lo sconsigliò di ammonire fc
(8) aJttrrJglonl a L<3alcagxihl, 17 aprile 1707 e sogg.; A. . Nun. Napoli,. (8) Tyrrlgiaui a Calcagnili!, 28 aprile 1707: A. WNunz. Napoli, coti. 37it