Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI (REGNO DI) ; COMPAGNIA DI GES?
anno <1928>   pagina <782>
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Pia. Onwfo
Regno di Napoli. Tutti i capi d'accusa messi in. campo dagli av­versari dei Gesuiti sulano nella consulta;, e vi trovano anche posto alcune delle piti note affermazioni dell'antieurialismo ardente­mente professato dal Tanucci, contro l'assolutismo del Papa nella Chiesa e contro le usurpazioni della sovriifttà dei principi. Lo stesso stile letterario, cogli enfatici crescendo di aggettivi, cari al Tanucci. non dissimula l'autore unico del documento. Questo ven­ne firmato il 25 ottobre da tutti i membri della Giunta degli Abu­si, e dal confessore del re mons. Lattila, estraneo alla Giunta no­nostante il suggerimento di Garlo ni, ma chiamato dal re a di­chiarare il suo consentimento. Gon dispaccio del 31 ottobre il re, uniformandosi al parere della Giunta, esortato dal sentimen­ti; di persone ecclesiastiche riguardevoli e mosso da alte, giuste gravi e urgentissime cause risolveva l'espulsione e ne dava l'in­carico al principe di Jaei (72).
Già la superstizione popolare metteva in rapporto con l'im­minente cacciata dei Gesuiti la rovinosa eruzione del Vesuvio, co­minciata nella notte del 19 ottobre (73;, quando un'altra notìzia impressionante veniva a riscaldare le imaginazioni: la sedicenne principessa Giuseppa, figlia dell' imperatrice d' Austria/1 destinata sposa di Ferdinando, moriva di improvvisa e rapida malattia il 15 ottobre, la vigilia del giorno fissato per la sua partenza alla volta di Napoli [là}. Ferdinando, già turbato, ricevette una let­tera di una monaca venerata nella città, Maria Madonna di Bster-Iich, la quale ammoniva il Re, perchè vedesse nelle recenti sven­ture, un avvertimento di Dio affinchè non effettuasse l'espulsione dei Gesuiti. Agitatissimo, egli la mostrò.al anutìci. Il ministro da buon razionalista gli t'ecé considerare che- Iddio aveva dato due mezzi per norma della condotta degli uomini, la rivelazione e la ragione; che dopo Cristo non vi poteva essere altra rivelazione che obbligasse la coscienza e il- contrario era im'eresilo; quindi non si doveva seguire nella questione dei Gesuiti altro lume che la ragione, quella stessa che aveva guidato il suo augusto Padre. Il re si mostrò persuaso e più tranquillo, e come sempre si rimise al giu-
(72); M i')cljici'u>i di Carninloi'il.0, CiwfovM, op. cit. p. 20. (19) Hi ì'e> "pp. clt Introduzioni I 2
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