Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI (REGNO DI) ; COMPAGNIA DI GES?
anno <1928>   pagina <804>
immagine non disponibile

04
Pia Onnix
dell'espulsione vietava di tornare nel regno Hi Gesuiti die avesser* lasciato 1-Ordine In nu editto del 39 dicembre, detto ampliativo della Prammatici, oltre la proibizione ai Gesuiti stranieri, anche secolarizzati, di entrare nel Regno o passarvi senza permesso reale, e oltre all'ingiuzìone ai sudditi di denunziare i beni eli'- si cono­scessero appartenenti alla Compagnia, era contenuto il divieto fi-tutti indistintamente di tenere corrispondeuza, eon Gesuiti, non soltanto con gli espulsi dal regno, ma con chiunque appartenesse 'all'Ordine, pena tre anni di galera per gli ignobili e tre M pre­sidio chiuso per i nobili (159). Si permetteva soltanto agli strettì congiunti nominati dagli espulsi pei' riscuotere il loro vitalizio, di trattare questo solo all'are per lotterà Le corannìcazioni cogli esuli erano'state (ino allora molto facili per mezzo delle barche di Ter-racina che trasmettevano loro lèttere e oggetti (160). Tuttavia, pur­ché non fosse offeso lo spirito dell'editto, non se ne spinse l'esecu­zione letterale lino a privare particolarmente gli espulsi di quel soccorso che l'amore dei parenti offriva loro, sicché questi volta per volta ottennero il permesso di inandare ai profughi qualche altra somma, e oggetti di loro uso personale (161).
Il divieto di comunicare coi Gesuiti si estese ai sudditi; dimo­ranti all'estero e se ne sorvegliò l'osservanza per quanto era possi­bile. Il card. Orsini in Roma vi mise tutto il suo impegno. I sud­diti del Regno di Napoli non potevano neppure metter piede nelle chiese dei Gesuiti, né recarsi nei luoghi da essi frequentati e tanto meno faceverli in casa. Si misero perfino spie per sorvegliare even­tuali comunicazioni notturne (162).
A norma del decreto di espulsione furono esibite tutte le carte di fratellanza diplomi ufficiali coi quali sa mettevano a parte i laici dei beni spirituali Bella Oom'pagnia. BroiHnto severamente ogni commento in pubblico sull'editto che colpiva i Gesuiti, il si­lenzio si stese su quanto era avvenuto.
Si pensò poi, e la Giunta lo rappresentò al Re, essere cosa mostruosa il lasciar nelle case, chiese e collegi dell'abolita Com-
(159) OmfVtfyt iOp. cit, p. 52.
(160) Galcagnini a Towlglanl, la gennaio 1767 : A. V. Nunz. Napoli eoo*. 291.
(161) Pallante a Tannaci. 22 gennaio 1768; Tamieci a Fallante, 28 gen­naio 1768: A. S. N. Affari hi Gesuiti, f. 187.
1162) Orsini a Tannati, 10 gennaio 1768; A. S. N. Farnesiane f. 1472.