Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; UNGHERIA ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1928>   pagina <946>
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946 Eugenio Eastnw
trovava già a Belgrado, e "Vetter non doveva partire che nel mo­mento decisivo, questi desiderava intanto assistere alle operazioni militari degli alleati. Kossuth lo aveva già raccomandato al! prin­cipe Napoleone, allorquando stava ancora operando coi suoi discorsi focosi sull'opinione pubblica inglese, allo scopo di costringere il go­verno di quel paese a mantenersi neutrale, anche se la guerra fosse portata dall'Italia nell'Ungheria (5). Però, senza successo. Quando poi finalmente giunse in Italia, conferi con Cavour il 24 giugno a Torino e due giorni dopo col Principe Napoleone a Parma (6) ; LI
(5) Ecco questa lettera del Kossuth, pure Inedita:
Londre, ce 5 Juin 1859. Monseigneur.
Je me permet de présenter très huinblement à Votre Altesse Imperiale le porteur Mons. le Lieutnt. General (General de Division) Vetter un des plus braves et des plus instruits omeiers de l'aneienne armée nationale Hon-groìse.
En attendant le moment heureux de la réallsation des projets, que dans l'intérSt commun de la France et de ma pauvre patrie Votre Altesse Impe­riale a bien daigné (et. daignera,je l'espere) de favoriser; le General brulé de désir d'assister en qualité de volontaire aux opérations de la glorieuse armée franeaise.
(8) Non sarà forse inutile di pubblicare qui un sonetto che trovai tra le carte di Kossuth del Museo Nazionale Ungherese e che dimostra bene, sia pure usando rozzissimi versi, con quale entusiasmo l'ex-governatore fosse ac­colto dai patrioti italiani a Parma.
Al proùe Generale Kossuth venuto a Parma nel 26 giugno 1859.
SONETTO
É Tu, che qui pur vieni, e chi se' Tu? Come! noi sai? Ebben, te lo dirò. Quel grande io sono General Kossuth, Che spavento ai tiranni ognor portò.
Ah ! Vieni pur eolPalta tua virtù, Ohe benigna Natura ti donò: Vieni: momento egual non rlecle più; Né devi dire per l'Italia un no.
Propugnatore tu di libertà
Per cui trapassi futlgando il di, suda pei* poco amor, che sorgerà.
Già l'ora del trionfo in elei suonò, E la barbarie, che regnava qui, Pluto pietoso all'Èrebo cacciò.