Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; UNGHERIA ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1928>   pagina <958>
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95 Recensioni e Bibliografia
Giuseppe Garibaldi senza nascondere ì meriti, le manchevolezze d*i suoi luogotenenti e delle turbe, a Ini accorse d'ogni parte. Distrugge l'iniqua calunnia che ha finora rappresentato l'esercito borbonico sotto i peggiori colori j e ne dimostra il valore, la resistenza, eh* sarebbero meglio emersa se il comando fosse stato piò energici meno incerto e disorganizzato é meno impastoiato dagli ordini in­cessanti e contraddittori di Francesco II, il quale pretendeva diri­gere le operazioni dalla sua reggia senza saper trovare il coraggio di una bella azione, di una discesa sul campo. Non tradimento, non vigliaccheria dunque né a Oalatafimi, a Gapua, né al Volturno. Bie­che all'occhio nostro meglio educato, appare in tutta la sua gran­diosa difficoltà quella che fu una vera guerra guerreggiata e non una passeggiata trionfale. E in tal guerra ogni lembo della Sicilia e del Mezzogiorno ebbe la sua parte e versò il più puro suo sangue concentrando i suoi sforzi e quelli di tutti i predecessori in una sola figura, che sintetizza tutta la sua apoteosi, in Garibaldi.
Noi che sin dal 1911 nel nostro Catalogo della Mostra del Ri­sorgimento italiano nelle provinole Meridionali, abbiamo sostenuto questa verità, siamo lieti di vederla proclamata da altissima e com-petentissima tribuna da uno scrittore della fama .del Cesari. Spigo­lando da quel Catalogo e precisamente dal n. 253 al 304 noi pure assistiamo allo svolgimento di quella campagna in cui dal 4 aprile al 10 giugno la forza, contrapposta- all'insurrezione Siciliana e ai Mille fu di 760 ufficiali e 23.808 soldati squagliatisi in un attimo e so­stituita da quell'esercito che sciogliendosi in 24 febbraio 1861, lascia­va una rimanenza di cassa di fr. 12.428,93.
Compiacendoci dunque di vedere infine narrata come dì do­vere la grande impresa, ne porgiamo sincere lodi all'Autore e al­l'Ufficio storico; e formuliamo il voto che il pubblico accolga coi massimo favore quest'opera insigne in cui appena poche distrazioni del proto hanno saputo introdurre alcuni nei, facilmente emendn-bili in una seconda edizione che auguriamo prossima, come, arJ esempio, il Pitignano per Pitigliano ripetuto a p. 41, la moglie di Bosalino Pilo a p. 86 che morì scapolo, l'Amedeo invece di Bene­detto Oairoli a p. 122, e la caduta a p. 235 del nome del Fabrizì nella composizione dell'elenco dei garibaldini passati nell'esercito regolare col grado di generale.
EUGENIO GASANO.