Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE
anno
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1915
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pagina
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387
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emuli e elei mestatori più volgari della politica, favorita dal plebiscito delle folle imbestialite al-miraggio dona demolizione da compiere sotto le parvenze d'nna restaurazione morale, la stridala procella d'oste che non far più mai sale su. dalla piazza, marea minacciosa di fango, che scuote e si propone sommergere l'aborrita dittatura crispina. Invaso pochi, i più coscienti, i migliori, gridano contro la sleale campagna ; invano la strofe sdegnosa del Poeta civile d'Italia (a proposito: perone. 18 Castellisi ricorda la lettera del 31 dicembre :94 e non la magnifica ode, posteriore di dieci giorni soltanto?) tenta rinverdire i lauri delle pure glorie patriottiche attorno alla fronte del Vecchio pugnace. Agli scàndali del plico Gioii tti, la palla dì fèrro insidiosamente buttata tra i piedi del gigante, s'aggiunge quello del cordone mauriziano a Còrnelins Herz, e poi, a dar l'ultimo colpo al crollante edificio, sepraggiuuge finalmente, il 1 marzo '9fi, la sciagura di Adua. Col rovescio delle armi italiane anche la fortuna politica di Crispi rovina: e nella seduta del 5 marzo di quell'anno fatale si chiude la lunga straziante agonia che il Castellini mirabilmente descrive del misero Vecchio, caduto sotto il peso di colpe in gran parte non sue.
In gran parte, diciamo, poiché per amore di verità deve riconoscersi ohe flebile appassionata difesa che il Castellisi fa del suo Eroe non sempre e non in tutto riesce esauriente e persuasiva : uè, a nostro modestissimo avviso,, .altri potrà completamente purgare la figura del Crispi da tutte quelle siende più che colpe, errori della sua misera umanità che ad arte moltiplicate, ingrandite, esagerate sino/ All'iperbole dalla sguaiata retorica dei demagoghi e dalla perfidia dei rivali invidiosi e cupidi, determinarono la sua impopolarità e parvero spengere in un inonorato e torbido tramonto il fulgore della sua gloria, così splendida e bella nei dì pieni di fati. . .
Ma al di là e al disopra dell' uomo C'è In Crispi l'apostolo, il messia d' osa nuova fede, il profeta dell'Italia fntura: fu quella fede, affermata talvolta con ostinazione quasi feroce e.; rabbiosa, quella fede nei destisi* d'una Patria più grande, più rrìcca, più forte, che lo isolò, come visionario folle e utopista megalomane, dalla turba dei'vili, dei paurosi, dei miopi contemporanei ; quella fede pel cui trionfo sacrificò consciamente, e qui è il suo. più sublime eroismo, li'iudiviilualità e la fortuna propria. Oggi soltanto quel trionfo si afferma, qnella profezia si sta fortunatamente compiendo: ed oggi, almeno, l'avara riconoscenza de' posteri deve decretaire al vinto di Adua, al maWpè della sua ó ideila SOStra fede, i tardivi onori del Pàntheon, tra gli epigoni della Patriaì..
Gi.rja'i'jjrìÀHO PICELI; AJMST...