Rassegna storica del Risorgimento

PUCCIONI PIERO
anno <1929>   pagina <210>
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aio TI Risorgimento italiano
nessuna paura che dimostra per" Té tendenze rivoUiziimarie, della inrghezzu eolla quale ha inteso le cose e nell'avere accettato senza timore ed anzi sollecitata la cooperazione degli uontinià itoniajj; passo di un' immensa im­portanza in mezzo alla sfrenata reazione europea sotto la quale gemiamo da dieci anni, lo credo che ci si possa stringer questa volta la mano con vera effusione di scossa, e ripromettersi che, se 1? azione itieoiuincia, le sparse forze formeranno un fascio assai ragguardevole e da imporre abbastanza non fosse altro col prestigio dell'unione e della concordia.
Ma appunto perchè l'occasione è più unica che rara, la necessità di profittarne diviene maggiore- Intesi stililo scopo e sul fine, è il momento di cominciare l'azione ed operare in' modo da favorire i progetti del Governo Piemontese.
.Anche sa questo tutti si accordano a. riorganizzarsi ed entrare in campo e, non uscendo da legalità, ad operare nel senso del movimento nazionale. La Toscana può decider molto, forse anche fornire occasione agli altri di principio ed azione, principalmente come dopo il Congresso di Parigi, anzi con più frutto di allora, appunto perche le tendenze del Governo francese sono più avouée che nel '56, M [ontanelli] consiglia di tornare al program­ma che ci eravamo proposti allora", e che andò fallito, non certo per colpa di noi code, ma per ignavia dei pezzi grossi; anzi intenderebbe di sempll-cizzarlo ancora, e ridurlo alla semplice domanda' di un Ministero Nazionate.
Giacché avete una stampa clandestina, dice egli, servitevene a propa­gare nel Paese una lista ministeriale che gli garantisca la tutela degli in­teressi dell'italianità, e gli risparmi l'iniqua sorte di vedere i suoi soldati nelle file austriache. Proponete un Ministero composto di Ridolfi, Bicasoli, Còrsi,. Perù zzi e Zannetti, rendetelo popolare colla stampa segreta, e in­formate di questa idea l'agitazione pubblica, fino a che possiate avanzare una petizione ài Principe, che gli chieda il rinvio degli austriacanti che ci governano attualmente. Ma tenete l'agitazione nei termini delle istituzioni, non sollevate questioni dinastiche, che potrebbero allenare da voi non solo una buona porzione delle truppe, ma anche una gran parte del popolino delle Provincie, la coi italianità è tutta toscana.
Servitevi dell* idea piemontese solo per proporre un' alleanza col Gover­no che tutela ora gli Interessi della Nazione, non suscitate imbarazzi a que*> sto Governo col mettere in campo questioni dinastiche, che non solo lo com­prometterebbero col resto dell' Europa e porrebbero anche turbare i suoi buoni rapporti eoi Governo Francese, ma che sopratutto sarebbero una pietra di scandalo fra noi, e, portando la questione nel campo dell'assetto definitivo delle nostre sorti, rovinerebbero la concordia insperata dei partiti liberali.
Giacché questi si sono riuniti tutti sotto la bandiera della semplice e