Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO
anno <1929>   pagina <260>
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all'Archivio di stato di Milano ed agli. 41re.l1 ivi nazionale <e del Mìt. nistero degli Esteri di Parigi,
L'Italia settentrionale tra la fin- del settecento e l'inizio del­l'ottocento è un paese essenzialniente agricolo; nella bassa Lom­bardia, terreni irrigui e prati artificiali si allargano d'anno in anno a spese dello risaie ; è appena all'inizio una certa organizzazione m* pitalista di talune industrie agrarie, quella in particolar modo dei formaggio nel Lodigiano e nel Reggiano; nelle zone collinose montane sono in atto quell'ordinamento della proprietà e quella di­stribuzione di culture che qualche decennio dopo furono splendida­mente illustrate da Carlo Cattaneo e da Stefano Jacini, che il T. avrebbe fatto bene a ricordare. Le industrie, se decadute in con­fronto del '500 e del '600, non sono colpite affatto a morte. Accanto all'agonizzante lavoro disciplinato delle corporazioni, vigoreggia ma­gnificamente il lavoro libero. Le più notevoli sono le industrie della seta e della lana, delle quali il T. studia minutamente l'organizza­zione, rilevando il prevalente carattere d'industria di domicilio osercitata da famiglie di contadini nei respiri dai lavori della cam­pagna, a servizio del capitalista, che è nello stesso tempo indu­striale e mercante, e mettendo in rilievo la promettente concentra­zione industriale relativamente alla filatura ed alla tessitura della seta. Tutto sommato, le industrie non sono così sviluppate, pensa il T. fpp. 82 e ss.), né così aspre sono le condizioni dell'artigianato da dare origine, come in Francia ed altrove, ad una vera questione operaia.
iò è vero, ma solo in parte : che proprio il T. raccoglie inte­ressanti notizie su abusi e disordini di operai, sugli espe-dienfi studiati dal Beccaria per eliminarli, sulle riforme proposte e sulle misure attuate dalla Camera di commercio di Milano; e più avrebbe potuto attingere dal" lavoro di E. Rota L'Austria in LombQffiftto, da vari articoli di Alessandro Visconti sui moti, e sugli scioperi lombardi ed anche dal contributo di chi scrive queste note alla storia sociale della Lombardia dalla fine del '700 alì'860.
Massimi cespiti M esportazione erano i prodotti agrari, la seta, i cappelli di paglia e di trucioli, ecc. Avanti la dichiarazione del blocco, le nazioni piò largamente importatriei erano l'Inghil­terra, e, soprattutto quando si vedeva chiuse le altre- frontiere, la Francia. Mentre politici ed economisti italiani erano con vinti as­sertori delie dottrine del liberismo commerciale, Napoleóne impose dogami àltasslme non solo ai confini del Regno d'Italia, ma anche a