Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO
anno <1929>   pagina <261>
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quelli dell'imparo francese, dove il traffico era- taglieggiato da altis­simi diritti e da vessazioni davvero brigantesche. Guidava la mente di Napoleone- l'intento di subordinare torménte gli interessi ita­liani a <nielli frsincesi ed ai bisogni dell'erario. Peggio fu dopo la dichiarazione del- blocco eontineniaie quando la promulgazione della tariffa del Trìanon (5 agosto 1810) aumentò di .10 - 12 volte la tassa di importazione sul cotone, sulle spezie, sul caffè, sullo zucchero che l'Inghilterra vendeva largamente in Italia, Le vessa­zioni alle frontiere* nei depositi cittadini o presso piava (i furono allora senza nome ed inenarrabili; legittima reazione, il contrab­bando praticato su larghissima scala. Tutto ciò il T. rileva* assai bene, WÌL una documentazione ricca e decisiva.
Questo gigantesco muro cinese, mantenutosi in piedi lino al tramonto del Bonaparte, ebbe per l'Italia mali incalcolabili., affer­ma il T. : ma più rovinata tra i atte fu Venezia* staccata dalla Dal­mazia- e dall'Istria, suoi naturali centri d'approvvigionamento, stornata dal traffico con l'Inghilterra e collegafca al regno d'Italia con cui non si erano ancora formate nuove correnti commerciali. Le direttive della polìtica napoleonica erano volte a concentrare tutto il connnereio italiano nelle mani dei francesi e ad escludere gli in­glesi, a favorire in Francia l'importazione delle nostre materie pri­me indispensabili, all'industria francese. Strumento di questa poli­tica fu soprattutto il trattato di commercio alo-francese cy 20 giugno 1808 (perche il T. non ricorda in proposito le magnifiche pagine del nostro Melchiorre Gioia?};; Inutilmente il Melzi, il Pri-nt le camere di(ommercio prospettarono a Napoleone i danni di quella politica, ed inutilmente la burocrazia italiana reagì con l'ostruzionismo. L'industria della seta foadde in una (uasi l'in­fonda; tutte le altre industrie- .esportatrici; non ressero alla concor­renza delle similari francesi, meglio attrezzate e più fini, e piegai rono sotto la grave mora del fiscalismo napoleonico., uniGamentc li-tetto ad aumentare le entrate del Tesoro.e ai proteggere l'industria francese.
Le conclusioni con le quali il T. chiude il suo Illuso sono le se unenti: Napoleone pose il regno d'Italia in un sistema politico e geografico inadatto allo sviluppo di tutte le sue forse produttrici. e con le alte barriere doganali intese fare del Begno una colonia economica dell'impero francese. Il blocco continentale rovinò non solo la seta, massima Industria esportatrice verso 1 paesi tran sai-pini e verso l'Inghilterra, ma anche le altre più modeste industrie