Rassegna storica del Risorgimento
TROYA CARLO ; PEPE GABRIELE
anno
<
1929
>
pagina
<
362
>
3a ìtfvcerétk Zagaria
Wftda ancora, più lAiicfI} ohe oyiif.o* Oh,, Juio caro: (itelo, la cruda a amara percossa che ho patito 1 Oh, mio caro Qplo"! TTM forttf a bel giovine di 36 anni perir rapettamcnrte-nel mezzo Iella vitati lo dunque H avrei funestato scrivendoti in onci parosismo di tristezza in cui sono statò e tuttavia?" 0,. iPereiò scusami se questa lettera ne risente alcun, poco anche essa n. E tutto delicatezza era nell'aninrp làsicfie nelle inezie. Fammi il piacere *- scrive-.(12 jwag. *fìj al Troya <3f soirivere o a me o a Boeri chi mai ti disse che la 'Qarlóttina prendea marito... perchè avendo fllbta la-tua lettera in cui mi domandati se. era vera questa notizia alla presenza di Poerio, lio arguito da una delle sue mezze' itasi, die jeglì con la subita sua immaginazione ha creduto àvef qualchrihino della colonia voluto segnjéee questa ciancia a Napoli., lorse ehi; -sa che non abbia creduto d'avertelo scrittoio. Compiaciti: adunque di scrivere o a me1 p a Iui-i Attendo tu;, risposta... . L'avvincersi d'amicizia al fojii ìu dunque facile; per lui. Si erano, certamente, conosciuti e presi ad amare in "Napoli, tra le angosce delle bufere reazionarie, gli splendori del momento murattiano, le agitazioni e i fremiti delle insurrezioni. In quella del 1820-21 il Troya era andato intendente a Potenza, per restarci appena 17 giorni e quasi diremmo sol per averne segnato il proprio futuro cammino lungo un esilio che gli agevolò profonde investigazioni in tutte le badie, i. monasteri, gli archivi capitolari della media Italia; il Pepe, deputato del Sannio per nove mesi, quasi ad avervi soltanto l'occasione di snudare a un largo pubblico V animo intemerato* abbordi-ente del ;paa gli onori e M>. !Éjpa e;, per meritarsi' -il 1 posto nel <c Svotamento di coloro che si devono eliminare dal regno coli'obbigazióne di non tornare nei reali domini senza il permesso di S. M. (D. .), sotto pena di morte , (P)v acanto a quel Pietóso Colletta, col quale avrebbe sostenuto l'esilio in Moravia é'C in. Toscana. Fu allora da lui, fremente per l'inganno tramato dal re alla Costituzione e per approssimarsi dell'esercito austriaco su terra napoletana, pronunziato quel veemente discorso incitatore alle armi, che meraviglia veder né ricordato uè riferito dai biografi (12).
Poi l'esilio li aveva, lui e il Troya, accomunati nella sorte ma disgiunti nella vitrt, mentre la lontananza ne rinfiammava Famìci-
j i i j In Sotr. Attor. Napol., xiv. B. 3. p. 390-(, v. Appendice.