Rassegna storica del Risorgimento

TROYA CARLO ; PEPE GABRIELE
anno <1929>   pagina <410>
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410 B li'u'vnuhi tii)arht
n tnoiHlnce o nltii-ninijn p,nigorflt.ii lo notizia. Cosi purè sol pérotiìì ITI trovi .muto in Dione lo voce Jewighia Q(3 m Xilolo U *or tfopcWfo cttrnm,. credi' Ilici diev :Cesare solennizzi un sacrifizio amano, e die era un uomo supcratì-zioso. Io. Don croio riè l'uu nfc l'altro; non 'posso credere ni détto di Plinio autore posteriore di un secolo n Cesare perchè ne* costui autori contempora­nei leggo Ohe egli derideva e motteggiava Sputìua sulle sue dottrine e vanità augurali o perchè in pubblico senato nell'orazione pei complici catelinurj, non temè di deridereì terrori dettvaìfciii vita. Quanto al sacrifizio umano non credo a Dione, e perchè è; ÌJ solo che né parli porcile non posso mai credere càie uno -ili quale descrisse con tante torrorcf'-Bie3 suoi o Comiuentarj l'inmna-nissdmo sacrifizio druldicjòji fosse egli poi il primo a inocchiarsi di cotanta inumanità.
In sul conto le-' Sacpfizj umani presso gli antichi io ti avrei voluto, mio-caro ed i3o( :0aDi,; assai meo. largo ad ammettali od almeno) QÌ, anunet* terli presso i Romani. Non. nego die molti di questi tonto più superstiziosi quante pifli jtoU Sono ;gg nomini corrotti, ai contaminassero di talfr enormità ed altre.' orridezze magiche, né H fatto che tu mi scrivi dell'Imperatore Giu­liano prova cosa alcuna sull'assunto. Giuliano era un Gallo e non un Ito mano. Giuliano inoltre* che die ne dica il Voltaire in farne un filosofo, era-evidentemente fcutt'altro Che tale; ed ove non vi fosse altro argomento a di-mostrarlo, basterla sol quello èmè' tino il quale dopo il progresso della mente-umana avvenuto per la preparazione delle dottrine gredie, intendeva al deli­rio di ridar vita 'è "Vigore alla religione politeisticSj era pili feminuccola die-uomo ragionevole. Non nego adunque che vi erano o potevano esservi Romani creduli all'efficacia: delie efferate ar magiche, ma quello che non ammette né puossl ammettere da nessuna testa ragionevole è .Che il sacrificio umano> era in Roma un puhlico e legale Insti Irato. Tu hai, duoltni 'iti [dirtelo, segnilo la corrente dei moderni in intendere un Sacrificio umano in molte locuzioni latine che significavano tutt'altra cosa, p sacci* osto non era che la formula di inerbando, ctoila/ quale un parrldda,, un trléuniclda od altro delinquente:: di enorme ;<MtttQ>, :eraj messo fuori la protezione della legge, e poteva essere ucciso da chiunque. -Non che dumpie non essere un sacrificio umano, non era. neppure un'esecuzione ordinaria di perni, capitale. Né sono lo che cosi dico per fìik così suppongo, ma:.è "Fest'Oi QWéUot Che cosi afternw, quel Feste fli quafle, stando allo Scaligero gè ben ne- fern quésti giudice da tanto alla sentenza), cai i moderni debbono assai pia Che a tatti gli atei- gramrnabld; ed esposi­tori, l'intelligenza della significazione di molte antiche voci o frasi latine, La stesso. Fcnte fe; W:MftiWfì. idem (rwod supplimMo, Hmn ilftm' 4 Q-drytoto W t(tm faemàmt crtw. -tMJoM xMMm jntWMm intérfiaeri qtio dija s>W0)iUt{ifmidit't" lai ttwiwjwtwi idmi prcr'almntur no Uhi cnljme verieretur