Rassegna storica del Risorgimento

anno <1929>   pagina <518>
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Mie. k iglouie spMtìle, mettesse isfvèeuit gliì ammaramenti 11. n-lGRrti'e" pei? il futuro* E n-era tantf pia 'dolente naifè: pi MpMamenià ledeva scomparire non solamene ii siipiftSÉi- attori dello spaventoso dramma, che avrebbero: saputo, supplire 91 molte à*éfieienze delie foniL scritte, nw .lies. qjisli ÉElfSk' Eiev!0 lirsi la memoria esatta di tfutt g provvidente oeeorse, di tue. 1. opere effettivamente compiute*
Avvezzo, però, a pagare sempre di persona .egli, '.per conto suo. ha voluto subito portare e ha portato il suo* ifccntebuto alla eom-lazione di quella storia, alla raccolta dii quegli imaetììffimentì... e noi salutiamo il primo volume dell' operai sua;,: c1t favore che merita per l'importanza, die acquista nei riguardi della prepara­zione futura, non solo, ma ancora in quelli della verità vera e della storiografia, aie* 'quali icài sembra assurga ad un'altezza non facil­mente raggiungibile. L'autorità, che, dopo la morte dei due coman­danti supremi del nostro esercito e di quelli di quasi tutti gli altri eserciti combattenti conferisce .alle sue éomsì derazioni e alla sua testimonianza: l'altissimo grado di uno dei due Sotto capi di Stato-"maggiore, che guidarono i nostri fratelli alla visòria-, non -ha ri­scontro in alcuna altra fonte; e ogni sua parola, ogni suo avver­timento assume un interesse- straordinario, che supera d' assai i confini della Patria, per le verità, che ci scopre pejfi t giudizi, che-esprime, per gi*ìnsegnameutjj e avvisi che la sua espèpenza tra­manda. L'esempio sno, anzi, solletica il desiderio di leggere fra breve anche quel che ll'ata Sotto capo di Stato maggiore, suo* iT[luRtnteT compagno-, quel che ì comandanti delle nosjài armate ab­biamo raccolto e sviscerato dalla-gravissima rresponsaibiiità,-' ÉftoF riosamente sostenuta, senza attendere la redazione ÌÉfÉtlfll Ge: dal loro contributo non solo si gioverà, ma anzi verrà affrettata.
Chiudendosi entro precisi confini, oltre ai quali si astiene, asso­lutamente dal divagare, il maresciallo (pallino rievoca in questo volume i giorni tremendi, seguiti alla rottura della nostra fronte a Oaporetto. Furati certamente giorni di una gravità eccezionale, in cui l'esistenza della Patria fu messa in dubbio. Ma allora, come oggi, come sempre, dovemmo ricordare 'Che in qualunque conflitto-uno dei due avversari è condannato a soccombere f h non perciò sconfitta equivale a vergogna uè a viltà. Se l'essere stati battuti fosse un'onta* obi. quale popolo non dovrebbe arrossire del proprio